''Grazie per la vostra generosità''
Dai saveriani bergamaschi in Sierra Leone, ci giungono spesso notizie sulla terribile epidemia che miete tante vittime e preoccupa tutti. Desideriamo darvi qualche informazione sulla situazione e su come si sentono i missionari impegnati in quella nazione, pubblicando una lettera scritta dal saveriano p. Piero Lazzarini di Torre Boldone (BG), che scrive da Freetown.
Nessuno ci credeva…
“In Sierra Leone l’ebola è arrivata lo scorso maggio, ma quasi nessuno si è reso conto della natura catastrofica di questa epidemia, che in pochi giorni può portare alla tomba. È arrivata dalla Guinea Conakry, che con il suo territorio circonda quasi tutta la Sierra Leone. Non si sa ancora con certezza chi o cosa produca questo virus.
Oltre che trovare i governi totalmente impreparati, l’epidemia è stata sottovalutata e si pensava che si sarebbe presto esaurita da sé. Invece si è diffusa rapidamente mediante contagio, e presto le vittime sono diventate centinaia e migliaia. Diversi motivi hanno contribuito alla diffusione del contagio.
Arrivano gli aiuti umanitari
In Sierra Leone, all’inizio di agosto è stato dichiarato lo stato di emergenza, con massiccio intervento dell’esercito e della polizia. Si sono fatte campagne di sensibilizzazione per controllare ogni abitazione e per fare opera di convinzione personale.
La gente ha paura ad avvicinarsi a qualsiasi ospedale, anche se i malati sono ricoverati in centri isolati e controllati. Ormai l’ebola non è più solo un problema dell’Africa. Tutto il mondo è in allarme. Quindi stanno arrivando aiuti in soldi, materiale medico, tute protettive, medici e infermieri da vari paesi...
Una preghiera continua
In Sierra Leone, molte zone sono in quarantena. Ci sono posti di controllo su tutte le strade. C’è il coprifuoco dalle 17 alle 9 del mattino. Tutto questo costituisce un problema per il commercio, i rifornimenti, illavoro. Anche le scuole sono chiuse e le lezioni sospese. Bisogna evitare ogni contatto fisico, niente strette di mano. Entrando nei negozi, c’è un secchiello per lavarsi le mani con acqua “domata”.
Dallo scorso giugno io vivo a Freetown, la capitale. In tutta la città ci sono restrizioni; ma la vita e il lavoro continuano. Possiamo uscire e circolare, andare a celebrare la Messa nelle varie comunità o dalle suore, ma il lavoro pastorale è rallentato. Non c’è panico. Si prega tutti i giorni, ovunque, perché il Signore ci aiuti a sradicare l’ebola e ci protegga. Se tutto va come si spera, occorreranno mesi per debellare questo flagello”.
I missionari ringraziano
In occasione del Natale il “Gruppo Belem” di Alzano, il “Gruppo Terzo Mondo” di Cornale e altre persone hanno inviato aiuti per soccorrere la gente nel bisogno.
Anche i centri missionari diocesani della Lombardia hanno raccolto una somma, che hanno spedito in Sierra Leone.
“Carissimi amici - scrive p. Natale Paganelli - grazie di cuore, a nome anche della diocesi di Makeni, per la vostra generosa offerta a favore delle persone che stanno soffrendo le conseguenze dell’ebola.
Grazie alla vostra generosità, possiamo portare cibo e disinfettanti alle famiglie messe in quarantena.
La situazione sta migliorando un po’, ma il numero di persone contagiate continua a essere comunque molto alto, e molti non ce la fanno a sopravvivere”.
Con i “buoni samaritani”
Come possiamo dare una mano ai nostri missionari perché continuino a essere “buoni samaritani”, anche a nome nostro?
Sappiamo che gli aiuti devono raggiungere la gente, bisognosa di tante cose e di ogni tipo, per difendersi da questa peste tremenda.
Per quanto ci è possibile, contribuiamo anche noi a costruire un futuro migliore per quelle popolazioni africane, dando una mano ai nostri “samaritani”, che vivono in mezzo alla gente in pericolo di vita.







