Missione è fraternità
Venticinque anni fa facevo i miei primi voti di consacrazione religiosa missionaria nei Saveriani. Ciò che mi aveva colpito di più della spiritualità saveriana era lo spirito di famiglia aperto al mondo. Una fraternità che non si limitava al proprio territorio, ma che aveva sempre uno sguardo fisso verso il mondo. Lo slogan “fare del mondo una sola famiglia” rappresentava, e ancora oggi rappresenta, un ideale che accompagna la missione stessa. Ho avuto la grazia di sperimentare come si possa vivere come fratelli e sorelle, pur vivendo con persone con cultura, religioni, tradizioni, modi di pensare e visioni completamente diverse e a volte persino opposte.
In Camerun, per 4 anni ho vissuto in una comunità con confratelli di 8 nazionalità diverse, immerso in una grande periferia della capitale. Ho iniziato a capire che i punti di incontro tra le persone sono più forti e significativi delle differenze o dei contrasti. Ho avuto la possibilità di costruire forti legami di fraternità più solidi dei legami di sangue o nazionalità, perché c’era il desiderio di condividere dei valori insieme tra cui quello della fede. Ricordo con gioia i momenti condivisi con le famiglie musulmane, nostre vicine di case.
Nella missione vissuta in Thailandia, la fraternità s’è costruita attraverso l’impegno con e per gli ultimi, tra le baraccopoli della capitale e tra i villaggi del Nord, abitati dai profughi provenienti dal Myanmar. E ora rieccomi in Italia per il progetto del Volontariato saveriano (XAVI). Pur essendo ancora all’inizio, si può constatare il desiderio di tante persone di vivere l’esperienza missionaria, con la fraternità come denominatore comune. Posso dire che la missione è prima di tutto e soprattutto presenza. È riscoprirsi parte di una grande famiglia, dove la fraternità diventa il primo punto di riferimento.







