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In continuità con il Giubileo in corso, il tema dell’XI Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, è stato: “Ambasciatori di speranza. Insieme contro la tratta di persone”. Si celebra ogni anno l’8 febbraio in occasione della memoria di Santa Giuseppina Bakhita, religiosa sudanese vittima di questo turpe fenomeno e simbolo dell’impegno della Chiesa su questo fronte. 

Papa Francesco ha sempre condannato con forza la tratta degli esseri umani, definendola una “piaga nel corpo dell'umanità contemporanea” e una “ferita aperta nel corpo di Cristo”. Secondo il Pontefice, la tratta è una grave violazione della dignità umana e un crimine contro l'umanità, che si alimenta di povertà, e persiste nei conflitti. Nel 2016, ha istituito una speciale sezione all’interno del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, dedicata ai migranti e ai rifugiati, con un’attenzione particolare alla questione della tratta e delle migrazioni forzate. Nel 2019, ha firmato insieme al Grande Imam di al-Azhar Ahmad al-Tayyib il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, in cui si condanna fermamente il terrorismo e si promuove una cultura di tolleranza e pace, opponendosi ad ogni forma di sfruttamento e violenza, inclusa la tratta di esseri umani.

La stessa Dichiarazione universale dei diritti umani ne afferma il principio: “Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma”. Eppure la schiavitù non è ancora debellata. Ha cambiato solo pelle al punto che si parla oggi di schiavitù moderna. Secondo le Nazioni Unite, attualmente si stima che 50 milioni di persone subiscono a livello globale il traffico di esseri umani: una vittima su tre è un bambino. Guerre, conflitti, violenze, povertà e catastrofi ambientali rappresentano fattori di maggior vulnerabilità, sebbene il fenomeno sia ormai dilagante anche online.

Oggi esiste sotto molte forme diverse: dal traffico di esseri umani per essere sfruttati in ambiti lavorativi (agricoltura, estrazione mineraria, lavori domestici), allo sfruttamento sessuale anche minorile, passando per l’estrazione di organi vitali. Non dimentichiamo i bambini che sono reclutati per la guerra e coloro che sono spinti verso matrimoni forzati, l’accattonaggio e ogni forma di attività illecite.
Le vittime principali sono donne e bambini. Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro, i bambini e i giovani che sono vittime del lavoro minorile sono 152 milioni. Secondo i dati dell’Unicef, sono circa 250mila i bambini attivamente coinvolti nei conflitti che coinvolgono 42 Paesi in tutto il mondo. Questi bambini operano come soldati, facchini, spie, messaggeri. Le tendenze in ognuno di questi settori sono costantemente in crescita.

La schiavitù moderna riguarda tutti i Paesi del mondo. Ce lo dicono i numeri sull’incidenza della schiavitù moderna nelle grandi macroregioni in cui è diviso il mondo: 7,6‰ in Africa; 6,1‰ in Asia Meridionale e Asia Pacifica; 3,9‰ in Europa, Medio Oriente e Russia; 3,3‰ negli Stati della penisola araba; 1,9‰ in America settentrionale, centrale e meridionale.
Le vittime di tratta e sfruttamento sono spesso invisibili e aiutarle nell’emersione diventa ancora più̀ complesso se si tratta di minori soli, indifesi, vessati da violenze fisiche o psicologiche e costretti a ripagare un debito sotto continue minacce, coercizioni ed inganni. 

A loro è dedicato “Piccoli schiavi invisibili”, il rapporto di Save the Children alla sua XIV edizione. Identificare le persone vittime di tratta e di sfruttamento e supportarle nella fuoriuscita da questa condizione è un’azione molto complessa. La comunità internazionale è chiamata ad un’opera decisa per sradicare questo crimine.



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