Con un gruppo di volontari della città
Abbiamo varcato la prima volta i cancelli delle prigioni nel 1986, quando partiva la famosa esperienza della legge Gozzini che consentiva misure alternative al carcere: semi libertà, affidamento ai servizi sociali, permessi premio eccetera. All'epoca, il vecchio carcere San Francesco di Parma contava 350 persone; oggi il nuovo carcere ne accoglie 650.
"Ero in carcere e mi avete visitato"
Abbiamo la fortuna di condividere quest'esperienza con il gruppo Caritas e con i giovani saveriani studenti di teologia. I missionari ci danno ospitalità anche per gli incontri, le feste e il Pranza Amico.
All'inizio, la scelta di fare volontariato in carcere era stata un po’ titubante, ma presto si è rafforzata la convinzione che lì c'era davvero un gran bisogno di aiuto: morale, materiale e spirituale. Soprattutto c'era bisogno di testimonianza. Testimoniare, specialmente ai detenuti più giovani, che la vita é un dono grande e prezioso, che deve essere accolto e vissuto con coraggio in tutte le sue tappe.
Nonostante i nostri limiti e nonostante le rigide regole del carcere, i detenuti ci hanno accettati con facilità. Basti pensare che per parlare con un volontario o per partecipare a un incontro di catechesi, i detenuti devono rinunciare all'ora d'aria. Eppure lo fanno volentieri, proprio perché fra noi e loro si è instaurato un rapporto di fiducia e amicizia. A volte ci si incontra anche fuori dal carcere, durante un permesso premio, magari andando a mangiare una pizza insieme.
La grazia di Dio trasforma i cuori
Ciò che ci spinge a lavorare con i detenuti è proprio il desiderio di essere vicini a persone spesso segnate dall' emarginazione e, talvolta, dalle ingiustizie di un mondo troppo egoista. Cerchiamo di aiutarli a rifarsi una vita dignitosa. È importante incontrare qualcuno che ridia loro fiducia e speranza!
Abbiamo constatato che ogni persona porta in sé un germe di bene e che la grazia di Dio riesce a trasformare i cuori dei reclusi. Per tutto, grazie al Signore.