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Gesù continua ad essere portato oggi in Sierra Leone dagli amici dei missionari anziani. Padre Antonio Senno è sempre stato un grande amico di casa Uboldi ed io sono cresciuto con i suoi racconti ed esperienze di missione da lui vissute nella meravigliosa Sierra Leone per quasi 40 anni. Una volta diventato grande, ho sentito la necessità, assieme ad altri amici, di dare continuità al lavoro di padre Tony e di tutti i Saveriani che spendono la loro vita nel meraviglioso continente africano. 

Tra il 2008 e il 2011 sono stato, assieme ad alcuni amici, per tre volte nella missione di Fadugu. Sono stati giorni di grande lavoro, sudore, contatto con la gente e con impegni concreti. Abbiamo montato pannelli solari, predisposto batterie, riuscendo a portare l’elettricità in tanti villaggi lontani dalla capitale Makeni. Non è difficile poi innamorarsi della Sierra Leone, perché la gente è stupenda e ti rapisce il cuore sia per la bellezza dei paesaggi, ma soprattutto per la mitezza e bontà della gente. 
La Sierra Leone è un Paese con tanti problemi, principalmente la povertà e la guerra civile degli anni 1990-2000. Negli ultimi tempi, ha avuto un lento e progressivo miglioramento del tenore di vita, anche se rimane ancora una nazione tra le più povere del mondo. 

Dopo che i Superiori dei Saveriani hanno chiesto a p. Senno di tornare a lavorare in Italia, anche il nostro gruppo ha avuto un periodo di stacco. L’anno scorso, anche sotto la spinta dei miei genitori, l’ardore missionario è rinato e sono ritornato da solo in Sierra Leone. Nonostante fosse il periodo delle piogge, con p. Marselinus Taruk Rante, Saveriano indonesiano e braccio destro di p. Senno, ho potuto visitare tanti villaggi all’interno della foresta e rendermi conto dei loro problemi e difficoltà. Tornato, ho iniziato a sensibilizzare gli amici e la parrocchia. Spontaneamente, tutti hanno iniziato a collaborare con offerte e acquisto di palloni, farmaci salva-vita, divise per giocare a pallone, regalini per le bambine… 

Quest’anno, sono tornato in Sierra Leone assieme agli amici Massimiliano e Federica e abbiamo riempito le nostre valigie di solidarietà, di generi di prima necessità e cose utilissime a coloro che vivono lontani dalla città. Tutto ciò che abbiamo portato era chiesto dalla gente e dai Saveriani. Con i soldi offerti spontaneamente dai cittadini di Trecate, abbiamo potuto anticipare gli stipendi a tanti maestri poiché il governo tardava a pagare. L’esperienza più commovente è stata la visita ad un orfanatrofio alla periferia di Makeni, dove dovevamo incontrare una trentina di bambini orfani, ma alla fine erano oltre 60. 

La loro sussistenza era al limite. Ricevevano, infatti, pochi sussidi dallo Stato. La nostra visita li ha confortati. Lasciando loro qualche aiuto economico, ora possono affrontare il futuro con più speranza. Siamo stati con i Saveriani a visitare altri villaggi lontani come Kabala e Mongo Bendugu. Abbiamo pregato con la gente, visitato le scuole e parlato con i ragazzi. C’è ancora molto da fare…

Tornati in Italia, abbiamo parlato ancora con la parrocchia e i cittadini di Trecate. L’anno prossimo vorremmo tornare non solamente noi tre, ma coinvolgere altri giovani e adulti perché sono esperienze che bisogna fare nella vita. Il contatto con tanta povertà ci fa riflettere e ci spinge a gustare quanto abbiamo e quanto siamo fortunati solamente perché viviamo in Europa. L’aspetto più difficile è animare le persone a non aver paura o timore nell’immergersi nella cultura della Sierra Leone. Certo, occorre adattarsi, ma è bello ogni giorno partire verso villaggi diversi e conoscere tanta gente e moltissimi bambini, ricevendo da loro un sorriso.

Vogliamo cercare fondi per la costruzione di due pozzi per l’acqua, aiutare le scuole con materiale didattico, acquistare farmaci salva-vita… Desideriamo portare il nostro contributo per questo pezzo d’Africa. La gente ha un cuore grande e accogliente. Chiede solo di essere aiutata e di avere qualche possibilità-opportunità per un futuro migliore.



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