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A Galtellì (NU), durante la rassegna culturale «Donzi die nois» organizzata dal comune nei locali della biblioteca "Don Cosseddu", la sera del 28 aprile si è tenuta la conferenza-dibattito "Semus missionarios". Era ospite il saveriano di Macomer p. Daniele Targa, che è stato missionario in Bangladesh per nove anni, durante i quali ha collaborato anche con i sacerdoti sardi "fidei donum".

Un'apertura universale

"Semus missionarios" era il tema del quarto appuntamento della rassegna ideata e coordinata da Natalino Piras, ex alunno dell'istituto missionario di Macomer che ha già scritto su "Missionari Saveriani" per la morte del suo rettore p. Simone Vavassori, avvenuta in Africa nel 2004. Da Galtellì, inoltre, veniva la saveriana Paola Asara che ci ha lasciati nel 2005. E il cerchio si chiude...

Il noto giornalista bittese ha intervistato p. Daniele sulla sua esperienza missionaria in Bangladesh. Il dibattito-intervista con p. Daniele è stato un'occasione per uscire dal mondo locale della Baronia e aprirsi all'opera universale dei missionari e dei sacerdoti "fidei donum" nelle aree più difficili e povere del mondo.

Un saveriano sardo-friulano

Daniele Targa è nato in Francia nel 1965 da genitori migranti, padre friulano e madre sarda di Sant'Antioco. È stato ordinato prete nel 1990 e il primo incarico è stato quello di animatore vocazionale a Taranto dal 1991 al 1999. Dopo un anno a Londra per perfezionare l'inglese, nel 2001 parte per il Bangladesh, lo stato più popoloso del pianeta con oltre 150 milioni di abitanti su una superficie pari a metà dell'Italia.

Padre Daniele si impegna subito a conoscere la lingua e la cultura bengalese, strumento necessario per ogni missionario che vuole annunciare il vangelo alla gente del luogo. Poi si mette al lavoro in due missioni dove i cristiani "provengono da radice musulmana", al nord della diocesi di Khulna. Poi, dal 2006 al 2009, p. Daniele si trasferisce al sud del Bangladesh, "tra i fuori-casta di radice hindu".

Attualmente il missionario - "in obbedienza ai superiori" - è in Sardegna, a Macomer, impegnato nell'animazione missionaria e vocazionale ai ragazzi e ai giovani. Padre Daniele ha raccontato la sua esperienza di vita al "Donzi die nois", suscitando curiosità e attenzione tra i numerosi partecipanti.

"Ogni giorno noi..."

"Donzi die nois" (Ogni giorno noi) riprende il ritornello di un canto tradizionale per i defunti. Ancora oggi a Orgosolo, quando qualcuno viene a mancare, dalla torre della parrocchia si diffonde il coro berboroso del "Donzi die nos morimus e in sa morte non pessamus" (ogni giorno noi moriamo e non pensiamo alla morte).

Nella rassegna galtellinese, giunta alla terza edizione, quel "donzi die" viene rilanciato e fatto risuonare anche come canto di battaglia contro il senso del morire. Nelle precedenti edizioni ci si è mossi nel segno di "Viazatores in s'oru de su mare" e di "Jeo ippo jeo so". Quest'anno fili conduttori della rassegna sono stati il volontariato, la pace e la guerra, le terre di missione, il cinema e la letteratura. Possiamo dire che questa rassegna fa conoscere tutte le passioni e gli interessi del cuore e dell'intelligenza umana.

Nell'incontro precedente a quello con p. Daniele, il signor Piras aveva conversato con il regista dorgolese Salvatore Meresu sul tema "Akimos cinema" (Facciamo cinema).

Oltre a p. Daniele e al regista Meresu, sono intervenuti il generale Gianfranco Scalas, a lungo addetto-stampa della "Brigata Sassari" in molte zone di guerra ("Donzi die nois semus in gherra"), Giampiero Farru e don Piero Borrotzu di "Sardegna Solidale" ("Donzi die semus volontarios"), Bachisio Bandinu ("Semus in pake") e Milena Agus, insegnante e scrittrice ("Semus eminas de s'iscritura").



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