Fr. Giuseppe Scintu, orgoglio sardo… (Ales-CA 2.2.1935 Parma 19.3.2020)
Fratel Giuseppe era un muratore. Ha costruito, tra le altre cose, il muro di cinta della Casa Madre a Parma, e la casa parrocchiale a Kamanyola, in Congo RD. “Alcune sue espressioni ruvide, quasi scontrose - ricorda la saveriana Teresina Andria - in realtà nascondevano umorismo e un bene di fondo. Si avvertiva anche l’orgoglio verso noi sarde; quando ci vedeva, provava una grande gioia”.
Racconta p. Fiorenzo Raffaini. “L'ho incontrato a Luvungi negli anni ottanta. Ha costruito tanto e faticato tanto. Era appassionato di tennis. Non so se poi abbia mai avuto occasione di giocare, ma aveva la racchetta. Quando ti incontrava e avevi in mano qualcosa chiedeva subito di vendergliela. Gli piaceva scherzare, a modo suo era un filosofo. Durante i lunghi periodi di costruzione nelle missioni, sparse nella foresta, avrà sicuramente avuto tanto tempo per pensare e per pregare, oltre a dirigere con piglio sicuro i suoi operai. Ha sempre conservato una serenità profonda, una certezza nella sua vocazione e nell'amore del Signore per affrontare con fede e preghiera gli anni di lavoro. La sua testimonianza ha lasciato certamente un segno in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo.
“La sua preoccupazione - spiega p. Ibba - nel suo lavoro di muratore era di trasmettere il mestiere ai suoi operai che, dopo un periodo d’apprendistato, venivano promossi come muratori formati. A quel punto, potevano rimanere con lui o mettersi in proprio. Con gli operai era esigente per l’orario, per il lavoro ben fatto e nel rispetto delle cose. Ma era anche molto attento ai loro bisogni e a quello delle rispettive famiglie. Era stimato e tutti gli volevano bene”.









