Filippine: ponte tra due mondi
Intervista al “maestro” p. Marco Milia
Padre Marco, saveriano di Monserrato (Cagliari), cinquant'anni compiuti, dal 1996 è missionario nelle Filippine, la penultima missione aperta dai missionari saveriani. Si dedica a formare i giovani filippini che desiderano diventare saveriani. In una sua recente visita in famiglia, ha risposto ad alcune domande.
Come è il popolo filippino?
Secondo la carta geografica, le Filippine sono un paese asiatico. Ma la storia ha fatto sì che questa nazione fosse un ponte fra oriente e occidente, con i pregi e i difetti dei due mondi. È un caso unico in Asia. Si dice che il popolo filippino ha radici asiatiche, per le sue origini indonesiane e malesi; ha il cuore spagnolo, per i trecento anni di colonizzazione; ha la mentalità americana per gli ultimi cent'anni di dominio da parte degli Usa. Un vero miscuglio culturale, religioso e linguistico non ancora del tutto integrato.
Come va l'esperienza saveriana nelle Filippine?
Anche se siamo presenti da pochi anni, la nostra attività pastorale nella chiesa delle Filippine è apprezzata dai vescovi delle diocesi dove lavoriamo e dalla gente. In questi anni, la parrocchia di san Francesco Saverio ha visto una partecipazione sempre crescente della gente. Siamo pochi ma lavoriamo molto.
Che lavoro svolgono i saveriani a Manila?
Il lavoro dei missionari saveriani si svolge principalmente nella metropoli di Manila e va in varie direzioni: la formazione delle giovani vocazioni locali; la comunità internazionale dei saveriani che studiano teologia; l'animazione missionaria e il servizio pastorale nella parrocchia di san Francesco Saverio. Un saveriano lavora nel settore di “giustizia e pace”.
Come va la teologia internazionale per l'Asia?
Sta procedendo bene. Nella nostra comunità di teologia vivono giovani di varie nazionalità: uno spagnolo, un italiano, un brasiliano, un indonesiano, un bengalese, due camerunesi, due congolesi, due filippini. Così imparano a formare “una sola famiglia”. Oltre alla preparazione teologica, gli studenti saveriani svolgono attività pastorale in ambienti dove l'evangelizzazione è una priorità, a causa dei grandi problemi sociali, della sfida delle numerose chiese protestanti e sette religiose di ogni tipo. Si esercitano anche nel dialogo tra le religioni.
Che futuro prevedi per le vocazioni missionarie?
Attualmente abbiamo sette giovani filippini, orientati alla vita missionaria, che si preparano al noviziato saveriano. Certamente l'incalzare del materialismo consumista è una sfida alle vocazioni religiose anche nelle Filippine. C'è già una certa crisi nelle vocazioni, che probabilmente si aggraverà. I giovani trovano sempre più difficoltà a dedicarsi a un progetto di vita esigente come quello della vocazione missionaria.
Aprirete un'altra missione?
La scarsità di personale saveriano ha finora impedito di aprire una comunità che si dedichi interamente alla missione. Ma non perdiamo la speranza.
Che futuro prevedi per il Paese?
Considerando la situazione attuale, il futuro politico e sociale delle Filippine non mi sembra roseo. Il problema della povertà causa forti tensioni nella vita politica. Fino a quando governo e parlamento non dedicheranno i loro sforzi a risolvere le grandi ingiustizie sociali ed economiche, il paese non potrà risollevarsi. C'è poi il problema della convivenza tra cristiani e musulmani all'interno dello Stato. I musulmani sono solo il 5 per cento, e sono concentrati nell'isola meridionale di Mindanao, dove i fondamentalisti lottano per la separazione. Anche questo problema deve essere affrontato e risolto al più presto.








