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Burundi: ricostruire non è facile.

Tredici anni di guerra civile, trecentomila vittime, divisioni e rancori, ingiustizie e soprusi a non finire... Da febbraio 2005 vige la nuova Costituzione e ora finalmente l'immane tragedia sembra farsi lontana. Si guarda alla pace e alla riconciliazione.

Si sentono i profumi e i sapori della pace. Ben venga questa pace, tanto desiderata e tanto pregata.

Segni della pace che torna

Ci sembra di sognare. Non solo l'assaporiamo questa pace tanto attesa, ma quasi la divoriamo, come chi ha sofferto tanta fame da rimanere ossessionato. Facevano paura le strade deserte. Ora invece, come sono africane le nostre vie, piene di gente che va e che viene, di giovani e scolari, di moto e bici a non finire! Il traffico è confuso e provoca incidenti. Ma è la pace. C'è gioia di ripresa.

I mercati sono pieni di voci e confusione, di grida e richiami. Ma è la pace, benvenuta! Il piccolo commercio tira e preme. Il grande commercio e l'economia di stato, invece, ritarda: non ci si fida della situazione. Ma continuiamo a sperare.

Mattoni e ancora mattoni, lungo le strade arterie del paese. Si ricostruisce tutto. È ancora la pace. Le case che erano state distrutte ora tornano a luccicare, con le lamiere nuove. Muratori e manovali trovano lavoro. È la ricostruzione tanto attesa.

Molti prigionieri sono stati liberati. Anche gente che era stata condannata a morte ingiustamente per motivi politici, è stata liberata. Ma c'è da dire che troppi restano ancora all'interno di queste miserabili prigioni e attendono invano.

Anche le radio indipendenti sono più libere. Una cosa mai vista prima! Sembra impossibile che possano dire quel che dicono, criticando partiti e persone influenti. Fra le altre, anche radio cattoliche come "Radio Maria", iniziata in Burundi con grande successo, 24 ore su 24.

C'è anche un segnale politico. Il nuovo presidente cerca di incontrare la gente in mille occasioni: gioca a calcio, a volte gira in bici, rilascia interviste libere...

Eredità ancora pesanti della guerra

Certamente, non mancano tanti motivi di preoccupazione. Le conseguenze della guerra civile sono ancora gravi. Povertà endemica per la stragrande maggioranza e arricchimento sfacciato di alcuni. Il settore delle sanità fa acqua dappertutto. La giustizia non riesce ad essere equa. Il potere di acquisto della povera gente è fra i più bassi al mondo. In città un manovale riceve un euro al giorno; nei villaggi, solo un terzo di euro; e così pure chi fa il domestico in casa.

Lo strascico dell'odio e della vendetta. Certamente, ora va meglio, grazie a Dio e a chi ha aiutato il dialogo e la pace. Ma basterebbe poco per far risuscitare i vecchi demoni. Ci sono ancora piaghe aperte e cicatrici, che non si cancelleranno mai, ma che possono essere segni di sofferenza superata e di perdono.

Il prezzo della riconciliazione resta alto. Non si è riusciti a "smaltire" tutta quella gente che era nell'esercito troppo numeroso e fra i guerriglieri, anch'essi troppi. Si vedono militari e gendarmi dovunque lungo le strade, o come guardiani di gente ricca. Quelli che si sono congedati sono ancora pochi. Manca lavoro e allora "la divisa" è preziosa. E non mancano banditi a mano armata, quasi sempre impuniti. Troppe armi restano nascoste nel paese.

Aumenta la popolazione, diminuisce il lavoro. Un proverbio del Burundi dice: "vittoria sulla morte è partorire". Ben venga, per un verso. Ci sono tantissimi studenti. Anche durante la guerra le scuole hanno continuato, pur tra gravi difficoltà. Si voleva così distoglierli dalla guerriglia. Ora mancano i posti di lavoro; ma almeno hanno avuto modo di preparasi alla vita ed essere più consapevoli della situazione in cui vivono.

L'urbanizzazione è galoppante. I quartieri più poveri delle città sono sovrappopolati, da scoppiare. Spesso ci chiediamo, vedendo la marea di gente: "Come fanno a sbarcare il lunario e a mangiare almeno una volta al giorno? Dove trovano un angolo per dormire?". I bambini di strada, "i figli del sole" - come li chiamano, con eufemismo esagerato - aumentano sempre più, come aumentano i poverissimi.

L'agricoltura è a rischio. I ritmi delle stagioni sono scombussolati. A periodi di paurosa siccità, seguono inondazioni che distruggono i raccolti. Non si è più sicuri di nulla. C'è poi la cosiddetta "mosaica", la malattia della manioca che impedisce alle piante di dare frutto: le foglie si accartocciano e la pianta non rende. Così i prezzi vanno alle stelle!

Le donne sono insostituibili

In Burundi, con questo nuovo orizzonte di pace, diverse donne svolgono il ruolo di ministro e anche di governatore, sindaco, capo collina.... Ben vengano! Ma il lavoro di cui ho parlato sopra, svolto con paziente fatica e notevole senso di risparmio, lo dobbiamo alle donne che hanno un cuore grande dell'immensità di Dio. Sono loro che trovano il necessario per vivere e tirare avanti la famiglia, coltivano i campi, raccolgono la legna, attingono l'acqua, preparano il cibo...

A proposito, ci sono vari proverbi interessanti. "La mamma non mangia sul piatto, ma solo sulla punta del dito". Al contrario, "l'uomo mangia la sua parte e anche quella degli altri''. "Quando l'acqua scarseggia, devi cederla al toro più forte".

E quando il figlio comincia a guadagnare due spiccioli, da chi li mette a parte? Provate a fare la domanda ai bambini; subito vi risponderanno: "Dalla mamma, perché il papà ha le tasche bucate!".



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