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Ci è stato chiesto di continuare a "tenere" questa rubrica, e noi, anche se esitanti, abbiamo raccolto la sfida. Sono passati cinque mesi da quando siamo tornati nella nostra casa a Offagna (AN) e raccontare la vita missionaria qui in Italia ci pare più difficile! Comunque eccoci.

C'era ancora il fasciatoio...

Alessandra - Ci hanno accolto tutti con grande affetto e noi ci siamo rimessi in gioco nella nostra vita "di prima", che non sarà "come prima", perché un po' siamo cambiati. "Viajar é mudar a roupa da alma", ci scriveva un amico brasiliano qualche giorno fa: "Viaggiare è cambiare abito all'anima". E cambiando abito, anche l'anima si allarga, si stiracchia, cambia.

Il primo impatto al ritorno è stato quello di una grande fatica: fatica a lasciare quello che abbiamo vissuto fino al giorno prima di partire. Dopo aver messo a letto i bambini, la prima sera in casa nostra, ci siamo resi conto che tutto era rimasto immutato: c'era ancora il fasciatoio per Miriam (ormai inutile). A mezzanotte stavamo pensando a spostare armadi e scaffali, per svuotare le valigie e sistemare le cose: i due computer, i libri, i poster e le foto, i vestiti di artigianato indio...

Visto che la casa è fatta di mura e non di gomma elastica, aggiungere qualcosa vuol dire togliere qualcos'altro... Ho impiegato due mesi a "ripensare" casa, svuotando e riempiendo di nuovo i cassetti. Con le dovute differenze, la sensazione è stata simile al "ripensare" di nuovo la nostra vita qui in Italia.

Non c'è il tempo per fermarsi

Alessandro - In effetti, fa un po' strano anche a me trovarmi di nuovo qui a scrivere e raccontare di noi, dopo essere rientrati dal Brasile. Ero perplesso; c'è voluta la proverbiale opera di convincimento di p. Marcello a farci superare le esitazioni. In effetti, da quando siamo tornati, ci siamo ritrovati molto più a parlare che a scrivere. In Brasile avevamo più tempo per fermarci e fissare e scrivere i pensieri, e scrivendo rielaborarli, masticarli...

Durante i mesi passati in Brasile abbiamo scritto tante pagine, e l'abbiamo fatto volentieri. Ricordo le parole di p. Rosario, attuale superiore dei saveriani in Italia, che ci invitava a tenere i contatti, perché "tutto quello che non si condivide si perde".

Ma scrivere non è stata solo la risposta a chi ce lo chiedeva: è servito soprattutto a noi per prendere coscienza di ciò che stavamo vivendo. Da quando siamo rientrati invece, sembra che il tempo per fermarsi sia difficile da trovare. Forse anche questa è una differenza emblematica di una vita che scorre rispettando ritmi diversi.

I primi mesi, dopo essere rientrati, è stato un continuo susseguirsi di incontri, in varie parrocchie della diocesi, dove ci hanno chiamato per raccontare la nostra piccola esperienza missionaria. Lo abbiamo fatto volentieri, anche se ci ha richiesto molto impegno. È stato bello però, perché abbiamo potuto condividere la freschezza di un'esperienza che ci ha toccato profondamente; e non c'è cosa più bella di raccontarla ad altri.

Sono anche state occasioni preziose per conoscere tante persone all'interno della nostra diocesi. Abbiamo sperimentato affetto e calore, curiosità e interesse, solidarietà. È stata veramente una "grazia": come un cerchio d'onda che non smette di allargarsi; la testimonianza, ancora una volta, che il Signore è buono e generoso, e continua a regalarci il centuplo già su questa terra.

"La vita va vissuta in avanti"

Alessandra - Dopo Natale siamo tornati a ritmi più "normali": i bimbi a scuola, il lavoro, i malanni di stagione, i tentativi di concretizzare in ambiti diversi ciò che sentiamo dentro di noi. Ma al di là di questa parvenza di "normalità", stiamo sperimentando nuovamente la stessa sensazione dei primi mesi in Brasile; ossia, un certo disorientamento e, tuttavia, la certezza che Dio ci conduce per mano.

Anche quest'anno ho scritto sul calendario una frase di Arthur Bloch, che ricopio di anno in anno, a gennaio: "La vita si può capire solo all'indietro, ma va vissuta in avanti". Condividiamo con voi questa speranza e questo desiderio di camminare verso nuove mete. A presto e, se gradite farlo, scriveteci:  caiman99@libero.it

  • Ale ed Ale Andreoli.


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