Rientrare: E chi tornare non può...
Anche ai missionari capita di ammalarsi, a volte con sintomi non facili da diagnosticare. Dover lasciare la missione e rientrare in patria "è un po' morire". Ce ne parla p. Domenico.
Cari amici, qualcuno mi scrive che parlo poco di me. Non avrei mai pensato di arrivare a scrivervi questa lettera, dopo appena due anni trascorsi ad Abaetetuba, in Amazzonia. Ma la vita è fatta anche di queste cose. Ora bisogna che dica la verità. Da alcuni mesi non "giro" bene, perdo colpi..., per cui si è pensato a un rientro in Italia per fare un check-up più approfondito.
Non potete immaginare quanto mi sia dispiaciuto abbandonare prima del tempo la gente che mi vuole tanto bene. Mi dispiace di aver lasciato da solo il mio confratello p. Arnaldo. Ma il clima e la situazione di violenza sempre più diffusa e la baldoria lungo le strade cominciavano a diventare sempre più "pesanti" per me. D'altra parte, la musica e la festa fanno parte della cultura brasiliana...
Ora sono a Parma, dove abbiamo una degna infermeria per i missionari malati e bisognosi di cure. Farò tutto quanto è necessario per riprendermi. Ma ho come un groppo al cuore perché mi pare di aver "tradito" la mia gente... Mi hanno un po' sollevato le parole della signora Geci che mi conosce bene: "Lei deve tirarsi fuori da questo ambiente e riposare; poi tornerà tutto nuovo in mezzo a noi". Al mattino quando mi sveglio, devo fare uno sforzo mentale per rendermi conto che sono a Parma e non ad Abaetetuba.
Per oggi basta, perché sono più di due ore che sono al computer per scrivervi queste poche righe. Mi è difficile schiacciare una sola lettera alla volta... perché le dita non sempre obbediscono al loro padrone. Ci vuole pazienza. Comunque il Signore mi indicherà la strada giusta che devo percorrere. So che anche voi mi aiutate con la vostra preghiera, e vi ringrazio tanto.








