Due passionari della missione
Nel corso degli Esercizi Spirituali delle delegate, i saveriani di Cagliari hanno voluto ricordare p. Giuseppe Marzarotto, scomparso a Parma il 1° settembre. P. Giuseppe, molto conosciuto e stimato in Sardegna, dove ha lavorato per ben 25 anni, aveva lasciato l’amata Isola, per motivi di salute, circa un anno fa.
L’Eucaristia è stata presieduta dall’arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio, sempre molto vicino ai saveriani. Dopo aver ricordato l’ottobre come mese missionario straordinario, ha pronunciato l’omelia proprio sul tema della missione. Punto di partenza è stato lo slogan Battezzati e Inviati, perché battezzati vuol dire chiamati. Il Battesimo è dunque il fondamento della missione. Missione che non è soltanto per i paesi lontani, ma anche dove viviamo. Ogni nostra parrocchia è terra di missione, come ha dimostrato p. Marzarotto.
Padre Giuseppe è stato molto importante anche per la nostra comunità parrocchiale di Borore. Era sempre disponibile per sostituire il parroco. Prima era una presenza sporadica, poi sempre più assidua. Era solito entrare in chiesa dall’ingresso centrale e inginocchiarsi nell’ultimo banco per qualche istante. Per raggiungere la sagrestia, salutava coloro che erano già presenti nella navata. Per ognuno aveva parole di bene e di fraternità. Al momento dell’omelia, non si recava all’ambone, ma si poneva ai piedi dell’altare tra i fedeli. Parlava in modo semplice. Le sue riflessioni erano alla portata di tutti, adulti e bambini. Il suo parlare era accompagnato da brevi spostamenti e dal racconto delle sue esperienze missionarie. P. Giuseppe è stato missionario in Sardegna, annunciando la Parola di Dio e dandone testimonianza concreta e visibile con la sua vita.
Il 1° luglio a lasciarci, invece, è stato p. Giovanni Toninelli, anche lui per un lungo periodo in Sardegna. Aveva dentro la passione per la missione e per i poveri, fino alla fine dei suoi giorni. Restò sempre in contatto con il Congo creando l’associazione “Popoli fratelli”, attiva nella diocesi di Uvira, a Gallico (RC) e a Gonnosfanadiga. Negli anni ‘80-‘90 vide in anticipo il problema delle migrazioni e sensibilizzò la chiesa italiana negli incontri dei responsabili delle missioni. Molti lo presero per un alieno! La sensibilità per gli emarginati e i migranti lo portò a vivere, per diversi anni, in una casetta a Gonnosfanadiga insieme a una famiglia marocchina. Qui lo ricordano tutti per la sua predicazione forte e impetuosa. Poi, si dedicava alla visita degli ammalati e alle confessioni in parrocchia. Nel 2017, si trovava a Vicenza, dove peggiorò il suo stato di salute.







