Domenica è sempre domenica?
A me è sempre piaciuta la musica, sia quella “leggera” sia quella più impegnativa delle opere liriche. Spesso, soprattutto quando viaggio da solo, mi piace canticchiare, anche per evitare il pericolo di incidenti stradali a causa di improvvise crisi di sonno. Ora che siamo in tempo pasquale, che significa “tempo consacrato al Signore”, mi è venuta in mente una bella canzone di tanti anni fa, che comincia proprio così: “Domenica è sempre domenica, si sveglia la città con le campane…”.
Questo è l’inizio; il resto del testo (di Rascel - ndr) non lo ricordo più, e non so dove cercarlo e neppure a chi chiederlo, soprattutto ora che ho poco tempo e mi vengono in mente tante domande inquietanti.
Infatti, tante persone anziane - ma anche e soprattutto i più giovani che vanno in discoteca il sabato notte a ballare fino all’aurora -, si lamentano per il suono delle campane e mettono la testa sotto il cuscino per continuare a riposare fino a quasi l’ora del pranzo.
Altri si alzano presto, ma per andare a caccia, a pesca, a fare “footing”, o per portare il cane in giro, camminando qualche ora all’aria aperta.
Il pessimismo mi assale
Forse sono troppo pessimista, ma nessuno può negare che la domenica non è più come una volta: “il giorno consacrato al Signore”. È certamente un giorno desiderato per tanti altri motivi anche buoni, come passare più tempo in famiglia con i propri cari o visitare i parenti, i malati in ospedale o gli anziani in casa di riposo.
Ma in chiesa non vanno più del 10% o 20% delle persone, soprattutto tra i più giovani. Conosco tanti parroci zelanti che si lamentano e non sanno come fare, non solo in città, ma anche nei paesi di campagna, dove sono ancora molti i bambini e gli adolescenti che frequentano l’oratorio fino alla prima santa Comunione e alla Cresima.
Poi crescendo, passano alle scuole superiori e cominciano a… diradarsi. Un parroco mi diceva sconsolato che i giovani vanno all’oratorio, ma non mettono piede in chiesa se non a Natale e a Pasqua!
Cose belle, buone e sante!
La chiesa è solo per i morti? Sembrerebbe che siamo costretti a rispondere di sì.
Tanta gente riempie la chiesa soprattutto nei funerali, e in particolare quando muore un bambino, un giovane per una grave malattia o per un incidente, o quando muore una persona famosa, un prete o un vescovo o il papa! Non è giusto che sia così. Se i morti potessero parlare, quante cose ci direbbero: cose belle, cose buone, cose sante!
Direbbero che la vita è bella e bisogna viverla bene; che la vita continua anche dopo la morte; che la vita è eterna, ma bisogna meritarsi la gloria che è riservata ai giusti, destinati a risorgere come Cristo, che ha detto al buon ladrone: “Oggi sarai con me in paradiso!”.







