Cosa vuol dire “fratello”?
L’ultimo campo giovanissimi si è tenuto il 28-29 dicembre 2014. Il tema che canalizza le nostre energie è la “responsabilità”. Questa volta la responsabilità è stata indirizzata verso il fratello e la comunità. La questione centrale era: “Chi è mio fratello?”. Attraverso le varie storie, la lettura della parola di Dio e le esperienze pratiche, abbiamo provato a raggiungere l’obiettivo di considerare tutto il genere umano nostri “fratello e sorella”. L’accento è stato messo sul continente africano, con l’allestimento di fotografie e la decorazione. Questo campo ha sorpreso i giovani a diversi livelli: il tema, le persone e gli impegni concreti.
Un utile confronto
Questa volta la partecipazione dei ragazzi al campo è sempre un po’ più ridotta rispetto ad altri periodi dell’anno. Le difficoltà della fine-anno sono sempre presenti, con un margine di manovra ancora più stretto. L’obiettivo della formazione era confrontare i ragazzi con la parola “fratello”, per scoprire che essa va oltre i legami di sangue per aprirsi alla comunità.
Tutto culmina nel desiderio esplicito di san Guido Conforti di “fare del mondo una sola famiglia in Cristo”. Per raggiungere questo scopo, il primo giorno siamo partiti dalle idee di “fratello” che ognuno dei partecipanti aveva, passando attraverso le parabole evangeliche del buon samaritano e del giudizio finale sulla carità.
Alcuni fatti nuovi
Il secondo giorno era costruito sul libro di Giona: “Va’ a Ninive, la grande città”. Qui la parola diventa annuncio. Tre fatti nuovi sono stati introdotti. Il primo è l’accoglienza di due nuovi animatori nel gruppo: Roberto Oliva e Angela Catalano. Ciò ha portato un’energia nuova che ha rinnovato e rinforzato il gruppo. Allo stesso modo, la presenza del giovane diacono saveriano Alessio Crippa è stata motivo di entusiasmo, nonostante la brevità del suo soggiorno a Salerno.
Altro evento di rilievo è stata l’uscita del sabato pomeriggio. Ci siamo organizzati in diversi squadre e siamo scesi in strada per andare incontro ai poveri, agli stranieri, agli anziani... Questa esperienza ha permesso ai ragazzi di rapportarsi con persone e situazioni a loro non conosciute e di sperimentare la missione nel concreto. Allo stesso tempo, si è aperta la possibilità di vincere alcune paure che li bloccano nel creare rapporti con coloro che sono “sconosciuti”.
L’ultimo fatto che ci ha sorpreso è stato l’arrivo di ben sei ragazze da Agropoli: un numero davvero consistente. Questo dimostra che lo Spirito lavora nei cuori delle persone: è successo come nel vangelo, quando Andrea chiamò suo fratello Pietro a seguire Gesù.
Andare oltre la paura
Per concludere, anche in questo campo giovanissimi abbiamo avuto la prova che Dio va sempre al d là di ciò che noi possiamo immaginare.
Formare cristiani capaci di testimoniare Gesù ai propri cari e agli amici, di superare la paura personale per andare incontro ai poveri in strada, salutare gli stranieri e chiedere la loro storia, avere gli occhi che vedono quelli che noi non vediamo più…: tutto questo diventa uno degli impegni missionari. Ce lo ricorda continuamente il nostro papa Francesco.







