Cinquant'anni ad ascoltare
Un saluto speciale ai vicentini.
Tra i sentimenti che mi sorgono nell'anima, ripensando a questi 50 anni di sacerdozio, c'è il gradito ricordo della mia città di Vicenza e della chiesa parrocchiale di San Felice, dove si è nutrita la mia fede di bambino. Là è nato il germe della mia vocazione, accanto a due sacerdoti che mi sono rimasti nella memoria, don Giuseppe Lorenzon e un don Mario, che era tutto per noi ma di cui ricordo solo il nome.
E penso a ciò che può significare la mia presenza missionaria qui in Messico, tra bambini, ragazzi e giovani studenti. Perché questa è la mia situazione da ben 27 anni: oggi dirigo un istituto scolastico di 2.400 studenti, dalle elementari al liceo. E non posso non sentirmi privilegiato.
Vivere in mezzo a queste creature che si affacciano alla vita e non conoscono ancora le astuzie e i calcoli del mondo, mi mantiene giovane, mi mantiene l’anima fresca.
Ventisette anni! Ma ogni volta, ogni anno, provo lo stesso sentimento, di star vivendo una vita utile.
E nutro la stessa speranza, che con il nostro lavoro sarà possibile un mondo più pulito, una società migliore.
Prima di questi anni in Messico, ricordo i nove anni in cui sono stato parroco a Parma. È stato un altro periodo felice, che ha fatto rifiorire il mio sacerdozio, mortificato da troppi anni passati nell’insegnamento. Dopo aver tanto insegnato e parlato, ho imparato ad ascoltare. Ho dedicato sempre molto tempo ad ascoltare e ho capito che è importante. Mi par di capire che la gente percepisce che Dio ci ascolta, quando c’è qualcuno che ascolta la gente.
Saluto la mia Vicenza e le mie parrocchie di S. Felice e S. Stefano.
Ringrazio Dio di avermi sostenuto durante questi 50 anni e di aver mantenuto in me i doni della fedeltà e della passione sacerdotale.








