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Missione giovani: A Natale, gioca d’anticipo

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Cari amici, siamo arrivati all'ultimo appuntamento con "Missione giovani", la rubrica che nel 2010 vi ha "tormentato" ogni mese con spunti d'attualità, riflessioni e consigli. Dico la verità: anche se non vi conosco uno per uno, mi avete fatto tanta compagnia. Pensando a voi, mi sento meno solo nell'analizzare eventi, situazioni, argomenti.

Dovendo farvi gli auguri per un buon Natale e un felice anno nuovo, cosa c'è di meglio che parlare di questo grande giorno che ha sconvolto il mondo e che oggi sembra ricordato per motivi ben diversi?

Inizio con una domanda un po' strana. Avete mai provato a entrare in un cimitero per pregare sulle tombe dei vostri cari il 24 dicembre, magari nel pomeriggio? C'è un'atmosfera surreale. Il silenzio tipico del camposanto viene soffocato dai colori dei lumi accesi, dal rumore delle auto che impazzano da un angolo all'altro delle città a caccia degli ultimi acquisti per il cenone della vigilia o del regalo last minute, magari per qualcuno o qualcuna che non vediamo da un anno...

Sono esagerato? Eppure, prima di un giorno così importante, prima della Messa di mezzanotte, è bello creare il silenzio dentro di noi per riflettere, guardarsi dentro e prepararsi nel modo migliore alla venuta di Gesù Bambino. Il silenzio di un cimitero, per quanto disturbato dall'esterno, è utile per riuscire in questa operazione non... stravagante. Del resto, nemmeno in chiesa quel giorno si riesce a stare da soli con se stessi e con Dio. Può essere peggio di un'autostrada: tutti in fila davanti ai confessionali, oppure agli ultimi banchi, vicino al portone...

La gioia. So che pensate che il silenzio si può creare anche nelle stanze delle nostre case, che il Natale dev'essere una festa piena di gioia per tutti... Sono d'accordo (e lo so bene, io che compio gli anni proprio il 25 dicembre!). Ma perché non sentire questa gioia con i tempi giusti? Perché dobbiamo aspettare l'ultimo minuto per il regalo, per la confessione, per sentirci donne e uomini migliori? Magari mando a quel paese la commessa di un negozio per la confezione fatta male, e poi vado a Messa con lo spirito di un chierichetto!

Prepariamoci durante l'Avvento a questo bel giorno. Non perdiamo l'occasione per riconciliarci con noi stessi, con gli altri, con Dio. Anche chi va in chiesa a Natale e a Pasqua, provi a farlo qualche settimana prima, per respirare il vero clima dell'attesa. Facciamo finta che sia come accompagnare la sposa incinta a fare un'ecografia. Non è che noi ometti ci presentiamo solo al momento del parto. Vogliamo sapere, accertarci che tutto vada bene, che le cose procedano per il verso giusto...

Con Gesù Bambino dovremmo avere lo stesso atteggiamento: davanti alla culla ancora vuota del presepio, preoccupiamoci che tutto sia in ordine, fuori e dentro di noi. Che Natale è se abbiamo il cuore arrabbiato, stressato, avvilito? Il mondo e la vita ci portano già tanta tristezza; non aggiungiamone altra inutile. Puliamo le strade dei rapporti con gli altri, dell'attenzione a chi soffre, della solidarietà umana e cristiana per i popoli lontani da noi.

Gli spot pubblicitari di questo periodo non ci aiutano: rendono tutto uniforme, patinato, perfetto. Musiche emozionali, babbi natali che escono da ogni dove, pandori e panettoni di tutti i tipi riempiono l'anima commerciale che c'è in noi. Forse ci sforziamo anche di pensare che cassa integrazione e mutui non esistano, che un euro di solidarietà è doveroso perché è Natale, che dolori e sofferenze siano sospesi per quindici giorni...

Non ci sono spot né bugie che possano consolarci. Dobbiamo sentire la gioia dell'incontro e della riconciliazione, di un pranzo famigliare autentico e non velato da ipocrisie.

Solo così a Natale, anche chi non è più con noi, dal camposanto potrà sussurrarci nel cuore: Buon Natale!



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