Skip to main content
Condividi su

Lo sbarco a N’Djamena (Ciad) insieme a p. Marco Bertoni è stato un tuffo in una realtà relativamente nuova per me. L’ambiente è totalmente arabizzante: savana alle porte del deserto, grande influenza del vicino Sudan (a 170 km), lingua araba, comunità cristiane piccolissime e molto disperse.

I missionari comboniani che sono lì hanno una comunità (tra le altre) da seguire a 500 km più a nord! In pratica, è una parrocchia di quasi mille chilometri di lunghezza!

La sveglia mattutina

Stiamo scoprendo tutto: l’ambiente, il modo di vivere, i problemi sociali e politici, la vita della chiesa. La capitale è naturalmente un crogiuolo delle tribù di cui è composto il Paese (più di 200). In alcuni quartieri si sono concentrati molti cristiani provenienti dal sud. Le assemblee domenicali hanno più di 700 cristiani; si parla lo Ngambay, lingua della regione più anticamente cristianizzata (frontiera con il Centrafrica). Altri quartieri sono quasi interamente arabi.

In ogni modo, le moschee sono dappertutto e alle quattro del mattino cominciano a chiamare i fedeli alla preghiera con rinforzo di altoparlanti.

È la nostra sveglia mattutina. Alle 5,15, la campana chiama invece i cristiani alla messa.

Proteste, violenze e anno bianco

Il confronto islam-cristianesimo si sente nell’aria. Si parla di convivenza pacifica, ma è tutta da costruire. Sono soprattutto i cattolici che ci tengono a muovere dei passi; per altri, invece, il Ciad è solo un Paese islamico. Anche se le statistiche indicano un 30% di cristiani… Non è poco.

Poi c’è la situazione politico-sociale che è particolarmente tesa in questi ultimi mesi: scioperi a catena, proteste, incidenti, violenze. La scusa è quella delle diminuite entrate del petrolio, conseguenza delle misure draconiane di contenimento delle spese della funzione pubblica.

La comunicazione è controllatissima; le manifestazioni pubbliche proibite.

Improvvisazione, impunità, diritti misconosciuti possono essere la sintesi con conseguente miseria che imperversa e frustrazione soprattutto dei giovani. L’anno scolastico e accademico non comincia ancora; non sarebbe la prima volta che si sarà obbligati a dichiarare “l’anno bianco”: anni persi per i giovani senza prospettive di futuro.

Bisogna rischiare…

In questo contesto, p. Marco ed io ci stiamo organizzando. Presto sapremo quale settore della periferia immensa della città ci sarà affidato. Intanto, continuiamo con i corsi di arabo (parlata locale) per avere uno strumento di comunicazione diffusa. È la lingua ufficiale insieme al francese; soprattutto è lingua franca da qui fin verso l’est e il nord di questo immenso paese. 

La nuova missione che ci è stata affidata in Ciad non sarà facile. Ma siamo sereni e contenti di essere qui, in questa situazione provocante da diversi punti di vista.

Siamo convinti che bisogna rischiare per avere qualcosa di buono. Non siamo qui per noi, ma per un ideale che da duemila anni percorre il mondo e che è destinato a dare un di più alla nostra umanità.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 2114.91 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Febbraio 2021
Son già passati alcuni anni da un evento che, col tempo, assume ancora più bellezza e importanza. Ero in visita in un villaggio, a circa trenta chilo…
Edizione di Novembre 2013
Il 3 ottobre, con l'adorazione Eucaristica sotto lo sguardo della Madonna della Grazia, abbiamo vissuto il primo appuntamento di questo anno pastoral…
Edizione di Settembre 2009
Padre Michele Carlini di Turrida è un giovane missionario pieno di entusiasmo e con tanta voglia di lavorare per il regno di Dio. Ha trascorso l'esta…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito