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Padre Michele Carlini di Turrida è un giovane missionario pieno di entusiasmo e con tanta voglia di lavorare per il regno di Dio. Ha trascorso l'estate nella sua terra d'origine, ma prima di partire ci ha raccontato del suo lavoro in Sierra Leone. Gli auguriamo che possa sempre tenere alta la bandiera missionaria del Friuli.

Nella missione di Kambia siamo tre saveriani, due italiani e un messicano. Ci occupiamo di una parrocchia nella cittadina e di alcune comunità nei dintorni. In particolare, seguiamo le persone che hanno intrapreso il cammino del catecumenato per diventare cristiane. Kambia ha circa 40mila abitanti, ma nel territorio della nostra missione ci sono circa 150mila persone. I cattolici sono circa il tre per cento, mentre la presenza islamica è prevalente.

Le soddisfazioni non mancano

Dodici anni fa, ho avuto la fortuna di lavorare a Kabala con p. Carlo Di Sopra, friulano originario di Rigolato. Lui mi ha spiegato tante cose riguardanti la pastorale missionaria, e gliene sono riconoscente. Ora sto facendo tesoro di quello che ho imparato con lui.

Le persone ci vogliono bene e quindi le soddisfazioni non mancano. Lavoriamo molto nel settore dell'istruzione. Gestiamo diciotto scuole elementari e tre superiori. Lavorare in questo ambiente ci permette di avvicinare i ragazzi e le famiglie per introdurre il discorso sull'annuncio del vangelo.

Evidentemente questo metodo prende molto del nostro tempo, ma lo riteniamo importante sia dal punto di vista religioso che formativo. Infatti viviamo in un ambiente dove il 40 per cento della popolazione è ancora analfabeta.

Animazione missionaria in Friuli

Durante la mia permanenza in Italia ho trovato molte persone che mi hanno detto di fermarmi, perché anche qui c'è bisogno di sacerdoti. Mi rendo conto di queste necessità, ma sono convinto dell'importanza della missione fuori dall'Italia. Noi missionari siamo legati alla chiesa italiana perché è questa che ci invia. Infatti, cerchiamo di trapiantare la fede che è cresciuta nella nostra terra, ci sentiamo chiesa sorella, anche se più giovane... A tutti ho ricordato di sentirci uniti, di creare un mondo in cui si senta l'urgenza di un incontro con le altre culture e religioni.

Insomma, mi sono sentito davvero un animatore durante queste vacanze, come del resto fa la comunità saveriana di Udine. Sono stato contento di ritrovare p. Carmelo Boesso, che è stato mio superiore 30 anni fa, quando sono entrato nella casa apostolica di Udine per iniziare le scuole medie e realizzare il mio sogno missionario. Mi ha fatto piacere ritrovare colui che mi ha guidato nei primi passi della mia vocazione.



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