Ho parlato con san Paolo: Ma adesso, siamo davvero più sicuri?
Quale sarebbe oggi la sorte di Paolo di Tarso, l'apostolo delle genti? Rinchiuso in un CPT (centro di permanenza temporanea), ora denominato CIE (centro di identificazione ed espulsione). Bene!
Sono andato a trovarlo, ed è venuto fuori questo immaginario dialogo con lui.
Un recinto per le pecore
Nel centro di identificazione ed espulsione, sta calando la sera. Seduti sulle panche, alcuni ospiti si godono la leggera brezza dopo una giornata afosa. Tra loro un tipo strano: i capelli neri gli scendono sulle spalle, la barba nera copre il viso scarno, due occhi e uno sguardo che ti scrutano dentro. Un tipo veramente strano. Dice di chiamarsi "Paolo", nato in un paese lontano: Tarso.
La sua voce tagliente mi intimorisce. Inizia lui il dialogo: "Caro amico, non capisco perché tanti miei fratelli vengono trattati così, chiusi in questo recinto, dopo un viaggio massacrante su una carretta del mare, in balia delle onde! Lo so bene, perché anch'io sono naufragato e ho rischiato la vita... Al mio paese nel recinto ci mettono le pecore, non le persone!".
Mi parla di tanti fratelli, conosciuti nei loro paesi; quelli ai quali ha scritto tante belle lettere. Li ricorda tutti: galati, efesini, tessalonicesi, corinzi, romani, filippesi, colossesi, ebrei, Timoteo, Filemone, Tito.
Ma allora, come mai...
Con una punta di orgoglio gli dico: "Caro Paolo, noi conosciamo bene le tue lettere: le leggiamo spesso nelle nostre liturgie... Forse non lo sai, ma hanno pure dedicato un anno tutto per te! Se vedessi, nelle librerie quanti libri, scritti da eminenti teologi, tutti dedicati a te e alle tue opere!".
Paolo, secco, mi risponde: "Ma allora, mi vuoi spiegare come mai, io e questi miei fratelli siamo rinchiusi in questo recinto come le pecore? Non abbiamo più il nostro nome; ci chiamano tutti «clandestini»!".
Cerco di spiegargli che l'Italia è uno "Stato di diritto", che ci sono certe leggi da rispettare... Lui, ancora più secco, mi risponde: "E voi cristiani tollerate queste situazioni? Non sapete che Gesù ci ha affidato un messaggio d'amore, da spargere nel mondo come seme fecondo? Se questo è il risultato...".
L'amore non ha limiti
Poi, indicando gli altri seduti vicino a lui: "Vedi, questi sono miei fratelli, come quelli ai quali ho scritto le mie lettere. Gesù mi ha cambiato la vita, e sono qui per condividere con loro questi giorni cattivi". E aggiunge: "Capisci che c'è un limite alla mortificazione dell'uomo, creato a immagine di Dio?".
Allora prendo coraggio e gli ricordo che molti di noi si dedicano ai fratelli per amore di Gesù. Lui mi guarda, e stringendomi la mano mi dice: "Beati voi quando il Signore vi dirà: «Ero straniero e mi avete accolto».
Ma oggi, purtroppo, la realtà è ben diversa: «Ero straniero e mi avete cacciato!»".








