Carisma è missione: Un fanciullo ''extra''
È nato a Betlemme, in Giudea, da una coppia proveniente dalla Galilea: due regioni dello stesso impero, ma ben distinte. Diversi sono i governanti, Erode e Quirinio; diversi il dialetto e l'accento, subito riconoscibili. Anche la samaritana riconosce Gesù dal modo di parlare e vestire.
Può un bambino dare fastidio, disturbare la pace o minacciare il potere?
Eppure, alla sua nascita, un politico - ce ne sono tanti anche oggi - lo sospetta e decide: semplice, basta eliminarlo. Sono così create le condizioni perché debba andarsene. Una fuga verso una terra straniera e sconosciuta. Ancora migranti, questi due sposini della Galilea; anzi ora sono tre: Giuseppe, Maria e il Bambino.
In Egitto la famiglia di Nazareth è di nuovo "extra". Tutto è diverso: clima, terra, religione, lingua. Giuseppe deve trovarsi un lavoro. Qui - gli avranno detto - ci sono già tanti falegnami; perché dar lavoro a uno straniero ridicolo, con le treccine da ebreo osservante? Il vangelo non dice come Giuseppe fu accolto; neanche dice che fu respinto. Decide lui stesso di tornare in patria, quando il Signore glielo dice.
Questo Bambino straniero, anche solo per essere su questa terra - perché viene dall'Alto, sua vera patria - non darà più fastidio fino a quando inizierà ad andare per le strade della sua terra a dire (che pazzia!) che tutti, uomini e donne sono uguali agli occhi di Dio; fratelli e sorelle tra loro, figli e figlie dello stesso Padre. Fino a quando, scendendo dalla montagna delle beatitudini, incontra gli esclusi: donne e indemoniati, lebbrosi e peccatori. Non darà fastidio fino a quando dirà che la persona vale più del sabato, mangerà con i "peccatori", dirà che la preferenza dei profeti è andata a due stranieri: la vedova di Serepta e il suo ultimo pugno di farina, il lebbroso Naaman venuto della Siria e guarito nell'acqua del Giordano.
Allora cominciano i guai: i compaesani vogliono buttarlo giù nel burrone; i farisei vogliono lapidarlo; i sacerdoti cercano di farlo fuori... Insomma, è meglio eliminare questo tipo strano, sbarazzarsene e starsene in pace.
Vivere il Natale è accogliere questo Bambino, nel volto e nella vita di tutti i bambini del mondo, senza guardare al colore, alla lingua, al luogo di nascita... Tutti. Vivere il Natale è contemplare questo Bambino e lasciarsi meravigliare e incantare dall'amore del Padre per tutti e per me.
Questo è il vangelo del Natale: "Vi annuncio una grande gioia: è nato il Salvatore!". È nato per tutti e per me.
Come i pastori, ogni discepolo-missionario deve lodare Dio e raccontare "tutto quello che ha udito e visto".








