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Era il lontano 2000 quando, per il desiderio di poter essere utili alle persone più bisognose, per la prima volta mio papà Pio ed un suo amico volarono verso la Costa d’Avorio, nel villaggio di Grand-Lahou. Non sapevano ancora che questo legame con l’Africa sarebbe diventato via via sempre più forte.

Iniziarono costruendo un muro di recinzione di 340 metri per 1 un metro e mezzo di altezza che avrebbe racchiuso i sogni e le speranze di molti africani. Questo primo viaggio fu l’occasione di innamorarsi dell’Africa, delle musiche, delle danze, dei colori, dei sorrisi, degli occhi dei bambini e della gioia che solo questa gente ti trasmette, pur non possedendo nulla. Negli anni successivi, prese forma nella missione delle Ancelle di Gesù bambino, dove le suore preparano le ragazze che si avvicinano all’ordine e si occupano della formazione di bambini e giovani donne. In seguito costruirono degli “apatam”, aule per l’alfabetizzazione di grandi e piccini; un “foyet” cioè un collegio per le ragazze provenienti dai villaggi in foresta, dove poter dormire, mangiare e studiare per l’intero anno scolastico; alcuni pozzi per attingere acqua, un bene scontato per noi ma così prezioso in questi luoghi.

A sinistra della missione è sorto il centro attivo di formazione femminile di taglio, cucito e pasticceria, intitolato a “Elena Silvestri”. Le capienti aule con tavoli e macchine da cucire ospitano ogni giorno circa 60 ragazze, in tre corsi, impegnate ad apprendere un mestiere che permetterà loro di avere un futuro migliore. Nel 2001 abbiamo iniziato ad aiutare scolasticamente una decina di bambini. Ora ne seguiamo 60, permettendo loro di frequentare la scuola, di usufruire delle cure sanitarie o semplicemente sostenendoli nelle situazioni difficili.

Una volta l’anno, in occasione del nostro arrivo, organizziamo una festa per poter incontrare tutti e condividere con loro giochi, balli, disegni e anche il pranzo. In vent’anni di legame con questo meraviglioso popolo, grazie alla parrocchia e ai numerosi benefattori, abbiamo costruito e donato tanto, ma è nulla in confronto a ciò che questi amici, con la loro gioia, spontaneità, calore e soprattutto accoglienza, riescono a trasmetterci ogni volta che li incontriamo. Torniamo sempre più arricchiti e consapevoli che se sarà anche solo un piccolo seme potrà, un giorno, fiorire e donare luce e speranza a molte persone.

La crescita più importante, però, anche se più lenta e difficile, è il miglioramento della vita della gente, la fiducia che lentamente queste persone hanno riversato sulle suore, comprendendo l’importanza dell’istruzione come unica via di cambiamento. Mi piace molto un proverbio africano che dice: “Solleva la tua giara fino al ginocchio e uno ti aiuterà a metterla sulla testa”.



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