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Camminiamo insieme verso il futuro – Padre Zanchi a rapporto

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L’augurio per l'Anno Nuovo che padre Giuseppe formula a tutti i lettori di Missionari Saveriani è: "Che i nostri amici più cari si esercitino sempre più a riconoscere la profonda differenza che passa tra la parola futuro e la parola avvenire"! Dopo il tragico 11 settembre dello scorso anno, anche gli americani hanno cominciato a capire che il futuro è una cosa e l'avvenire è un'altra cosa. Per tutta la vita avevano creduto che il futuro fosse impastato di progresso, di produzione, di crescita, di ricchezza, di spensieratezza.

Erano sicuri che nulla l'avrebbe mai messo a repentaglio. Anzi, giocavano a programmarlo, con l'infallibilità della scienza. E si sentivano al riparo da ogni sorpresa. Poi, in una sola ora, il futuro ha presentato il conto. Un conto di catastrofi. Catastrofe del terrorismo, catastrofe dell'angoscia, catastrofe economica, catastrofe biologica, catastrofe nucleare.

Improvvisamente le Torri si sono trasformate in una montagna di detriti e di morti. E nella tragedia, la gente inorridita ha gettato dietro le spalle la follia di futuro ed ha incontrato la nostalgia di un mondo normale. Di una vita normale, fatta di lavoro e di amore, di legami e ricordi cari, di canti e di preghiera, di fiori e di speranza.

L'anno che inizia è già popolato da volti di mamme e di papà, di figli e nipoti, in pellegrinaggio verso l'"avvenire". Gente che vive l'avvenire, già, dietro le pieghe di una vita dove tragedie e possibilità si rincorrono. L'avvenire è una promessa. Una promessa che si annuncia, quando ancora la realizzazione è incartata nel mistero …

L'avvenire è imprevedibile, ricco di tutte le possibilità. È carico di meraviglie che nessun occhio umano ha mia contemplato. È una verità biblica per eccellenza, impastata di attesa e di promessa. Gli uomini se lo scambiano tra loro mediante la parola data, ricevuta e creduta. Là dove la gente vive.

L'avvenire ci invita a preferire l'umiltà di camminare nelle promesse di Dio, rinunciando alla bramosia di sentirci superiori agli altri. L'avvenire ci invita ad attenerci alle sorprese di Dio, piuttosto che a sognare opulenza o lasciarsi andare all'inquietudine.

Quando preghiamo: "Dacci il nostro pane quotidiano", la certezza dell'avvenire ci ancora al presente, non dimentica il passato e accoglie con un respiro liberatorio l'avvenire che avanza. Io credo che già tanta gente ha spalancato porte e finestre a questo sguardo sul presente, che manda in frantumi l'idolo del "futuro".

Preso un po' alla sprovvista, ricordo solo alcune persone tra quelle che ho incontrato recentemente. L'altra sera ho incontrato, ad esempio, una mamma in difficoltà con i figli. Con gli occhi cercava qualcuno che ascoltasse il suo dolore. Io la guardavo impietrito: "Padre, sono vedova. I miei figli hanno tutti meno di vent'anni. E con loro non riesco ad essere forte. Celebri quattro sante Messe; una per me e una per ciascuno di loro. Non importa a quale data. La celebri al Crocifisso, che è il simbolo del dolore".

Le sue parole concitate testimoniavano una pena profonda. Ed io, mentre provavo umiliazione per non riuscire a sollevarla da quello stato di prostrazione, ho avuto l'ispirazione di sussurrarle: "Signora, io prego con Lei, perché l'avvenire è veramente nelle mani di Dio". A queste parole il suo volto si è come illuminato e si è calmata.

Un mattino un signore distinto è venuto da me, in Santa Chiara, mi ha messo in mano una banconota. Ed ha accompagnato il gesto con poche parole: "Padre celebri una Messa per i morti delle Torri". Un'altra volta, era mezzogiorno, suona il campanello. E si presenta una coppia di signori che mi mette in mano una busta: "Voi sapete chi, nel mondo, ne ha più bisogno". "Prego, entrate, lasciatemi il vostro nome". "Il nome non conta nulla: quello che conta è invece il bene che farete per l'avvenire di qualcuno".

Ho accennato a qualche fatto. Ma ci sono tanti altri prodigi che l'avvenire produce nei cuori e che a me non è dato di conoscere. E allora ho deciso di pregare anche per questi benefattori discreti dell'umanità. Mi alzo al mattino quando ancora la città dorme. Vado davanti a quel Crocifisso che sembra sorridere, in Santa Chiara, e prego con il breviari o per tutte queste persone meravigliose.

Uso ancora il vecchio breviario in lingua portoghese, che è stato mio compagno di vita durante i ventun anni vissuti in Brasile. Poi, mi metto a passeggiare davanti alla statua della Vergine. Prego il Rosario per voi tutti, gli abbonati a Missionari Saveriani a cui scrivo personalmente, a mano. Prego anche per chi non ha altro da offrire che la solitudine e la sofferenza di ogni giorno, perché tutti gli uomini conoscano e amino Gesù.

Compiuto il mio dovere, esco in mezzo alla gente di Piacenza, soddisfatto di aver contribuito alla realizzazione dell'augurio: "Che i nostri amici più cari si esercitino a riconoscere la profonda differenza che passa tra la parola "futuro" e la parola "avvenire"! Cordialmente vostro.



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