Un ringraziamento da Belém
Carissimi, vi scrivo dall' Abrigo Joao de Deus, la Casa di Rifugio dei mendicanti. Sinceramente ringrazio questa vostra bontà. Penso che per qualcuno sia stato un grosso sacrificio, più che il frutto della mia lettera di richiesta di aiuto. Questo aiuto è arrivato al momento opportuno, dato che sono alle prese con la costruzione di un salone a lato del nostro ospedale dei mendicanti. Abbiamo una cinquantina di infermi che provengono dalla strada; i più soffrono di gravi infermità che richiedono una lunga degenza come tubercolosi, cancro, epatiti, piaghe per infezioni, ferite per coltellate che si scambiano sulla piazza quando sono ubriachi.
Stando con noi in convalescenza per mesi, durante il giorno essi non sanno come occupare il tempo. Abbiamo pensato alla costruzione di un salone dove noi possiamo insegnare loro piccole attività artigianali come scrivere, leggere, dipingere, fare piccole sculture in legno, immagini di gesso, cucire, ricamare, lavoretti per qualche ditta. Piano, piano l'opera cresce e già due vescovi hanno manifestato il desiderio che noi potessimo aprire qualche Casa nelle loro diocesi.
Molte ragazze vengono per conoscere la mia opera e soprattutto fare un'esperienza di vita religiosa. Poi piano, piano, per vari motivi, spariscono. Dopo 49 anni di sacerdozio, vedo che la vocazione rimane un grande mistero. Ai miei tempi, le scuole apostoliche erano piene di ragazzi, ma poi le file si assottigliavano.
Qui si ripete la stessa situazione. Per le ragazze che rimangono, diventa sempre più difficile la formazione. Le nostre suore devono avere una vocazione speciale per il fatto che devono servire degli ammalati che sono i mendicanti di strada. Dopo 20 anni di lavoro purtroppo sono ancora pochissime: 16. Questo impedisce di poter aprire altre Case. Frequentemente, parlando con Cristo nell'Eucarestia, gli dico che dopo tutto il problema è suo più che mio.
Non ho dimenticato la vostra gentilezza e ospitalità che offriste a me ed ai miei amici. Di nuovo a voi tutti un sincero grazie ed un abbraccio ben fraterno.
Francesco Gugliotta