Camminando… e cominciando!
Durante il mese di marzo, p. Fabien Kalehezo ed io abbiamo visitato i missionari saveriani che lavorano in Mozambico, ravvivando la nostra fraternità e incontrandoli singolarmente e comunitariamente nei posti dove lavorano. I saveriani sono in Mozambico dal 1998 (l’anno prossimo quindi si celebreranno i primi 25 anni di presenza). Sono arrivati esattamente 500 anni dopo l’ingresso dei primi missionari (1498).
I primi quattro saveriani (p. F. João Bortoloci, p. Roberto Mazeto, p. Cesare Reghellin e il compianto p. Bruno Boschetti) sono sbarcati a Beira i primi di marzo 1998, accompagnati da p. Renato Trevisan, consigliere generale. Con loro, c’erano anche i padri Carlo Uccelli e Giuseppe Mauri per cercare di creare una comunità missionaria composta da presbiteri e laici.
Attualmente, il gruppo dei saveriani, è composto da congolesi, camerunesi, un burundese, messicani e un italiano. Alcuni di loro sono arrivati da pochi mesi e sono impegnati nel lavoro di inserimento in questa realtà umana ed ecclesiale con lo studio della lingua, l’adattamento all’ambiente, l’approfondimento della cultura e la collaborazione con la chiesa locale.
Pur essendo limitati nel numero, i saveriani stanno svolgendo un consistente lavoro missionario, con la riconoscenza e la gioia delle comunità che si stanno servendo. Sono presenti nelle missioni di Dondo, Sena, Charre (che ha numerose comunità cristiane sparse in un vastissimo territorio) e nella nuova casa di formazione di Inhamizwa (Beira). Alcune altre missioni, come quella di Chemba, sono già state consegnate alle diocesi, dopo aver fatto tutto il lavoro di “impostazione” e organizzazione, sia a livello di strutture che di personale.
Malgrado tutte le agevolazioni, dovute ai progressi della modernità, in Mozambico esistono ancora oggi zone in cui è molto difficile arrivare ed annunciare la Buona Nuova dell’amore di Gesù. Sono molto lieto di poter affermare che i saveriani vivono in un contesto tra i più missionari della congregazione e che, come Famiglia missionaria, ci sentiamo qui completamente al nostro posto. L’abbondanza dei frutti, dopo la semina, continua e, costantemente, non cristiani chiedono di accogliere la Fede entrando a far parte delle comunità cristiane. L’attività del catecumenato, con la collaborazione di vari laici qualificati, è parte essenziale della pastorale missionaria. A volte, ascoltando i nostri confratelli, si ha la sensazione di star vivendo lo stesso processo della diffusione della Parola descritto negli Atti degli Apostoli.
Un altro frutto dell’opera evangelizzatrice dei saveriani e della Chiesa in Mozambico sono le vocazioni locali al sacerdozio e alla vita missionaria. A Dondo, nella parrocchia saveriana di Santa Ana, il 17 marzo 2022, anniversario della beatificazione di san Guido M. Conforti, una Celebrazione Eucaristica ha dato ufficialmente inizio all’attività missionaria della formazione di base in Mozambico, nella casa di Inhamizwa, denominata: “Propedeutica saveriana Guido Maria Conforti”. La struttura è ancora da costruire, ma il primo gruppetto di quattro giovani ha cominciato il suo cammino di formazione alla vita saveriana, insieme ai pp. Bonané e Evrard. Erano presenti anche alcuni membri del GAMIX (Gruppo Amici dei Missionari Saveriani), arrivati dalle nostre parrocchie, alcuni religiosi e religiose, presbiteri ed amici.
Due saveriani sono morti in Mozambico: p. Mauri (2004) e p. Boschetti (2011). Il corpo di quest’ultimo è sepolto nel cimitero della missione di Charre, seminato tra la sua gente che ha amato e servito con tutto se stesso. Il dono totale della loro vita è il seme di frumento gettato con generosità nella terra di missione. Siamo certi che, con la benedizione di Dio e la loro intercessione, i frutti saranno abbondanti, anche in termini di vocazioni missionarie.
Intanto, la nazione mozambicana continua il suo cammino di sviluppo dopo la lunga guerra civile che ha seguito la dichiarazione d’indipendenza dal Portogallo (1975). Un cammino lento, spesso trattenuto dalla burocrazia, dal malgoverno, dalle strozzature della corruzione e dalle politiche di sfruttamento neocoloniale delle grandi potenze (Cina su tutte). Un cammino tuttora accidentato, visto che recentemente anche il jihadismo è apparso, aggravando ulteriormente gli effetti disastrosi della lunga guerra civile che aveva prostrato il paese e le sue aspettative di pace e giustizia.
Scrive p. Andrea Facchetti nel numero 02/2022, pagina 33, della rivista saveriana Missione Oggi: “Gli effetti del jihadismo - che dall’ottobre 2017 colpiscono la regione di Cabo Delgado (nord-est del Mozambico) - hanno già fatto circa 4000 vittime e quasi un milione di rifugiati. Povertà endemica, ricchezza di risorse naturali, investimenti miliardari del capitale straniero, disuguaglianza sociale, fragilità dello Stato, corruzione e illegalità diffuse, aspettative frustrate delle comunità locali sono tutti fattori interdipendenti che si intrecciano con il jihadismo”.
I Saveriani, giunti in Mozambico con il desiderio di essere una comunità di fede in mezzo a fratelli e sorelle, sono oggi chiamati a portare avanti con generosità e creatività un progetto missionario sempre più rispondente alle sfide della realtà umana e religiosa a loro affidata.
Nell’agosto del 1541, il nostro protettore, san Francesco Saverio, ci ha preceduto e, prima di continuare il suo viaggio verso l’oriente, si è fermato in Mozambico per 7 mesi. La memoria viva del suo zelo, faccia risuonare nei cuori del piccolo gregge saveriano il comando di Gesù: “Mi sarete testimoni fino… alla terra del Mozambico!”. Auguriamo loro che, anche con il nostro aiuto, testimonino Cristo con coraggio e franchezza, con parole e opere, in ogni ambiente di vita.







