Il cardinale grande missionario
Il titolo di "missionario" gli spetta di diritto, anche se ha vissuto prevalentemente a Roma fino a 53 anni. Qui il giovane gesuita è stato studente in filosofia, teologia e soprattutto in Sacra Scrittura, insegnante nell'istituto Biblicum e poi rettore, prima di passare alla direzione della pontificia università Gregoriana fino al 29 dicembre 1979, quando Giovanni Paolo II lo ha nominato e consacrato vescovo di Milano.
Un curriculum imponente
Nel novembre 1980 avvia subito a Milano l'esperienza della "Scuola della Parola"; sei anni dopo, nel novembre 1986, durante il convegno diocesano sul tema "Farsi prossimo", lancia l'iniziativa delle scuole di formazione per un impegno sociale e politico. Nello stesso anno, è eletto presidente delle conferenze episcopali europee, un incarico che mantiene fino al 1993. Nel 1989 riceve la laurea "honoris causa" dalla università pontificia Salesiana di Roma per il suo programma pastorale sull'educazione.
Nell'ottobre 1999 partecipa al sinodo dei vescovi europei, quando già sentiva i primi sintomi della stessa malattia del Papa: il morbo di Parkinson. Nel 2000 riceve un premio in Spagna in scienze sociali ed è poi nominato da papa Wojtyla accademico onorario della pontificia accademia delle Scienze. Il 28 giugno 2002 riceve dal comune di Milano "la grande medaglia d'oro".
Parole dal valore eterno
L'11 luglio 2002 il Papa accetta le sue dimissioni per raggiunti limiti di età. Prima di lasciare, il cardinal Martini saluta i milanesi con un messaggio che è un vero testamento per tutti i cittadini della grande diocesi.
"Vi porto tutti nel cuore... A tutti dico: amatevi gli uni gli altri, così vivrete nella giustizia, nel perdono e nella pace. Il nostro maggior contributo alla pace in un mondo gravido di conflitti e di minacce di nuovi assurdi scontri, nascerà da un cuore che anzitutto vive in se stesso il perdono e la pace.
Servitevi con amore a vicenda facendovi prossimi a tutti, perché chi rende il più piccolo servizio al minimo di tutti i fratelli lo rende non solo al mistero della dignità umana, ma a ciò che la fonda, cioè al mistero di Gesù".
"Un uomo di Dio"
Oltre 200mila pellegrini sono arrivati in piazza Duomo a Milano, formando due lunghe file ordinate e silenziose per visitare la venerata salma del cardinale, sulla cui bara c'era un grande vangelo aperto sul capitolo della Resurrezione di Cristo, nella quale egli aveva sempre creduto, sperato fermamente e che aveva annunciato ai sofferenti.
Al funerale c'era una folla infinita, tra cui il cardinal Comaschi che ha letto il messaggio fatto pervenire dal Papa. "Era un uomo di Dio; non solo ha studiato la Sacra Scrittura, ma l'ha amata intensamente, ne ha fatto la luce della sua vita. Non ha mai rifiutato l'incontro o il dialogo con tutti".
Tra i presenti c'erano 12 cardinali, 38 vescovi, centinaia di preti e religiose, seimila fedeli in cattedrale e ventimila in piazza. Il cardinale Scola, attuale pastore di Milano, di lui ha detto:
"Ha sempre cercato di abbracciare tutto l'uomo e tutti gli uomini; siamo certi che egli è vivo e continuerà ad accompagnarci!".








