C'è tanto da fare nel mondo! Dopo il viaggio... in Congo
Nei seminari esiste un gruppo chiamato "Gamis" (Gruppo animazione missionaria in seminario), che si occupa di sensibilizzare i giovani seminaristi allo spirito missionario e all'evangelizzazione del mondo intero, come Gesù ha voluto. Ne faccio parte anch'io.
Ma la missione non è solo quella specifica nelle nazioni più povere e lontane. Ognuno di noi ha una missione da compiere, a partire dal proprio prossimo. È pericoloso chiudersi nel piccolo della propria parrocchia, perché la chiesa deve essere "madre", e l'evangelizzazione è il termometro della sua vitalità.
Un paese bello, ma sfruttato
In una fredda serata di marzo, la visita in seminario di don Giacomo Palo e di p. Oliviero Ferro, responsabili dell'ufficio missioni, ha riscaldato i nostri cuori accendendo dentro di noi lo zelo di annunciare il vangelo a ogni creatura. Mi hanno chiesto di raccontare ciò che ho vissuto per un breve tempo della mia vita.
Infatti, sono stato in Congo, precisamente a Kisangani, Kinshasa e Goma, dove lavora don Antonio Romano, sacerdote salernitano che vive con i saveriani. Il Congo è un paese bello, grande circa otto volte l'Italia, con 60 milioni di abitanti. L'Africa è davvero un continente affascinante e il cosiddetto mal d'Africa esiste veramente. Le sue notti, mai illuminate da luci artificiali, sono uno scintillio divino.
È anche un paese ricco di materie prime che fanno gola alle potenze mondiali. Queste attenzioni egoistiche per accaparrarsi le risorse, rendono la nazione perennemente instabile, con guerre continue che colpiscono sempre i più deboli. Le sue ricchezze diventano paradossalmente la sua rovina.
La vita non vale niente
I problemi, le miserie, le malattie, la criminalità non si contano. Ricordo le prime volte, andando nei villaggi e nelle città, sono rimasto così impressionato da non dormire la notte. Mi chiedevo se quello che vedevo fosse vero: la vita lì non vale niente!
Ho sentito genitori che invitavano i loro bambini a gettarsi sotto le vetture dei "bianchi", per poter riscuotere i soldi dai prepotenti colonizzatori; in città eravamo invasi da bambini scalzi, a volte nudi, che chiedevano soldi. Molti si avvicinavano e scappavano via... al solo confrontare la loro pelle con la nostra: sembravamo degli alieni. Indossavano le magliette di Inter, Milan, Barcellona, Real Madrid...; ma dubito che abbiano mai visto un calciatore!
La nostra responsabilità
La questione della povertà, del male nel mondo, della sofferenza degli innocenti ci provocano a rispondere di quella sofferenza, di cui ognuno di noi è, in qualche modo, responsabile. L'Africa ci obbliga a cercare una risposta, a non scappare di fronte alle domande più profonde che l'uomo possiede: chi sono io, da dove vengo, dove vado, perché esisto, perché la morte e il dolore...?
Diceva Blaise Pascal che non c'è sofferenza più grande per l'uomo che il trovarsi solo in una stanza, senza distrazioni: l'uomo non resiste, scappa, deve distrarsi per riempire il vuoto. L'Africa ci costringe invece ad atterrare, a non alienarci.
Occorre fare come Gesù
La vera risposta a tutto questo, io credo, è Gesù Cristo, Colui che ha cambiato il mondo. Lo ha fatto assumendo la nostra debolezza umana, dando un senso nuovo alla sofferenza e alla morte con l'esplosione della resurrezione. Lui ha saputo amare davvero i poveri, i malati, gli infelici, dando a ciascuno la speranza della vita.
Spero che queste mie parole possano smuovere qualcosa dentro di noi, a partire dai seminari, dai sacerdoti e religiosi, e poi insieme ai laici e alle famiglie. Ci vuole un risveglio, per annunciare la buona notizia che educa alla "buona" vita.
Oggi si parla tanto di problema occupazionale, ma nella vigna del Signore quanto lavoro! Roba da non far dormire la notte...








