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Una missione di pace e solidarietà

Cari amici, è trascorso più di un anno dal mio ritorno in Africa. Questa volta vi scrivo dal Burundi, il Paese martoriato da tanti anni di guerra civile e ora all'inizio di una svolta, che speriamo porti verso la pace. In questo tempo, ho cercato di riprendere il contatto con la realtà del luogo, dopo 25 anni vissuti altrove.

Da Gisanze a Gasura...

2006 1 Burundi Zoni 5I primi cinque mesi li ho passati a Gisanze, una missione molto grande, con 22 comunità di villaggio. In Italia, sarebbero considerate parrocchie, con un prete per villaggio. È una missione curata dai missionari saveriani per trent'anni. Da alcuni mesi è passata nelle mani del clero locale. Fa parte della nostra strategia missionaria lasciare una missione, per andare dove il bisogno di primo annuncio è più urgente. Proprio così: “loro devono crescere e noi diminuire”. Il passaggio di una comunità cristiana dai missionari ai sacerdoti vuol dire che quella comunità è cresciuta, è maturata. Questo ci procura grande soddisfazione.

Dopo Gisanze, sono andato nella missione di Gasura e vi sono rimasto sei mesi. Mi trovavo molto bene e pensavo di starci fino alla... morte. Così avevo anche detto alla gente che gremiva la chiesa, durante la mia prima Messa domenicale. Ma l'uomo propone e Dio dispone.

Le vocazioni missionarie

I saveriani del Burundi, due anni fa, hanno fatto la scelta di iniziare l'attività di animazione missionaria e vocazionale. Hanno pensato, cioè, di offrire il carisma del beato Guido Conforti anche ai giovani burundesi che sentissero la chiamata missionaria. Così, ancora una volta, ho dovuto lasciare la missione e sono dovuto partire per raggiungere la capitale Bujumbura. Dal mese di ottobre scorso, qui abbiamo iniziato ad accogliere alcuni giovani burundesi che hanno già il diploma di maturità e che desiderano essere formati alla vita religiosa e missionaria. Li aiutiamo soprattutto a capire ciò che effettivamente Dio vuole da loro.

Il Congo, nazione confinante con il Burundi, ha già dato buoni frutti in questo settore, e anche il Camerun, dove ho lavorato per diciotto anni, promette bene. “Perché non vi impegnate anche in Burundi?” - ci hanno detto i vescovi del luogo, convinti che le vocazioni religiose e missionarie sono una ricchezza anche per la chiesa locale.

Siamo alla fine del tunnel?

Il Burundi sta vivendo un tempo di grande speranza. Tutte le elezioni - comunali, parlamentari e ultimamente quelle del presidente della Repubblica - si sono svolte in modo soddisfacente, senza gravi incidenti. Con un governo stabile e un nuovo presidente, speriamo di essere arrivati alla fine del tunnel. Speriamo che, dalle belle parole e dai grandi propositi di questi mesi elettorali, si passi davvero ai fatti. Speriamo che la pace e la sicurezza ritornino in questo bel Paese, grande come la Sicilia. Speriamo che la gente, superando la questione tribale, riesca a mettersi insieme e a vincere la sfida della ricostruzione morale e materiale della nazione.

Il giovane presidente si chiama Pierre Nkurunziza. Qualcuno, perfino nel suo nome e cognome, ha visto un segno di speranza: “ Pierre = pietra ”, su cui ricostruire il nuovo Burundi; “Nkurunziza = portatore di buone notizie”, per il futuro della nazione. Il cammino è lungo e difficile, ma possibile. L'Unione europea, l'Unione africana, l'Onu e vari Paesi sono pronti a dare una mano.

Grazie di cuore

Come servitori del vangelo di Cristo e come sacerdoti, abbiamo il compito non facile di guarire la memoria e i cuori, di invitare al perdono e alla riconciliazione, di favorire la solidarietà.

Vi ringrazio di cuore per tutto quello che fate per la gente, per le missioni e per noi missionari, con la vostra amicizia, con la preghiera, con le offerte e le intenzioni di sante Messe. Siete tutti presenti sull'altare della nostra Eucaristia quotidiana.

Il Signore benedica ogni vostra iniziativa, di gruppo e personale, intesa a promuovere, risvegliare e approfondire la coscienza missionaria della chiesa bresciana.” 

Amahoro! ” - pace a tutti.



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