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Il Risorto, apparendo ai suoi, fa il dono dei doni: “Pace a voi!”. Non è un saluto, un semplice augurio, è fonte di gioia profonda, anche nei momenti difficili della vita. La pace, infatti, non è vivere tranquilli, senza problemi e conflitti, chiusi nel proprio mondo. Essa dona forza e coraggio (parresia) per trasformare la realtà e la storia. È un dono dello Spirito, che scaccia ogni paura, soprattutto quella di perdere se stessi, e fa vivere come il chicco di frumento. Chi “muore” per amore, facendo scendere dalla croce i crocifissi (poveri Cristi) di oggi, ritrova (salva) se stesso, e risorge, come Gesù.

Pace del mondo e di Gesù

La pace del mondo è quasi sempre basata sulla paura, sulla violenza, sulla prepotenza di una minoranza, sull’esclusione. Il tutto è mantenuto a caro prezzo, con armi ed eserciti. Questa pace è artificiale, falsa. Come a dire: “Per favore, non creiamo problemi, non disturbarmi, io voglio essere tranquillo” (papa Francesco). Un po’ come il “il ricco Epulone che viveva in pace, lieto, sempre con gli amici, perché si mangiava bene in quella casa, si faceva festa”… Tutti tranquilli, ma erano anche tutti “chiusi”: non vedevano oltre.

Il mondo, dice ancora Francesco, ci insegna la strada della pace con l’anestesia. Viene imposta con violenza ai poveri Lazzari di oggi, la stragrande maggioranza dei popoli, condannati a una lenta agonia. Ma è una pace che, essendo iniqua, prima o poi, “scoppia”, lasciando sul campo, odio, sofferenze, tragedie (i popoli in fuga dalle guerre e dalla morte sicura), terrorismo, insicurezza, instabilità, guerra “a pezzettini”.

Ne vale la pena? Se le cose stanno così meglio rinunciare fin da subito a questa “falsa” pace imposta con le armi.

 La disuguaglianza minaccia la pace

“Oggi da molte parti si reclama maggiore sicurezza. Ma fino a quando non si eliminano l’esclusione e l’iniquità nella società e tra i diversi popoli sarà impossibile sradicare la violenza. Si accusano della violenza i poveri, ma, senza uguaglianza di opportunità, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile che prima o poi provocherà l’esplosione. Quando la società abbandona nella periferia una parte di sé, non vi saranno programmi politici, né forze dell’ordine o di intelligence che possano assicurare illimitatamente la tranquillità” (59).

“Il consumismo sfrenato, unito all’iniquità, danneggia doppiamente la società. In tal modo, la disparità sociale genera prima o poi una violenza che la corsa agli armamenti non risolve né risolverà mai. Essa serve solo a cercare di ingannare coloro che reclamano maggiore sicurezza, come se oggi non sapessimo che le armi e la repressione violenta, invece di portare soluzioni, creano nuovi e peggiori conflitti” (EG 60).

 Blocchiamo lo sviluppo e non le armi

Oggi molte persone patiscono il flagello della fame. C’è una “egoista e cattiva distribuzione delle risorse… i volti affamati ci ricordano che abbiamo stravolto i fini della terra”. Un dono che era per tutti, universale, lo abbiamo reso un privilegio di pochi. “Abbiamo fatto dei frutti della terra - dono per l’umanità - privilegio per alcuni, generando in questo modo esclusione… Mentre gli aiuti e i piani di sviluppo sono ostacolati da insormontabili barriere doganali, le armi circolano con una spavalda e quasi assoluta libertà. E in questo modo, a nutrirsi sono le guerre e non le persone. In alcuni casi, la fame stessa viene usata come arma di guerra. E le vittime si moltiplicano” (Francesco).

 Il messaggio di papa Francesco

Papa Francesco spesso si appella ai responsabili delle nazioni affinché pongano fine al commercio delle armi. Lo ha fatto anche ultimamente in un videomessaggio (http://it.radiovaticana.va/news/1316405) che contiene, per la verità, immagini forti. Mentre il Papa parla, il video presenta due statisti seduti su un tavolo durante la firma di un accordo di pace. Sorridono, si stringono le mani, ma improvvisamente da quelle mani fuoriesce sangue che cade sulla penna che ha siglato l’intesa. I due uomini continuano a tenere strette le mani sporche di sangue e si guardano in modo ostile, mentre fuori da quella stanza la guerra devasta il mondo.

Francesco afferma che “è un'assurda contraddizione parlare di pace, negoziare la pace e, allo stesso tempo, promuovere o consentire il commercio di armi”. E si domanda: “le guerre sono davvero nate per risolvere problemi oppure sono guerre commerciali per venderle illegalmente, affinché i mercanti di morte ne escano arricchiti? Risolviamo questa situazione!”. È il suo invito e chiede di pregare “insieme per i responsabili delle nazioni, perché si impegnino con decisione per porre fine al commercio delle armi, che causa tante vittime innocenti.



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