La storia di Fufu /1, Chi è e perché l’ho incontrato
Per i prossimi mesi, dal mio diario congolese, desidero raccontarvi la storia e le vicende che hanno per protagonista "Fufu". Non è il nome di un cagnolino, ma di un bambino. I fatti si sono svolti a Bukavu, sulla sponda del lago Kivu.
Fufu fino all'età di un anno portava il nome di Masumbuko. Poi, in seguito a uno sconcertante svenimento, venne ritenuto morto. Quando si risvegliò, tutti hanno creduto fosse risorto. I genitori del bambino, per far sì che questo avvenimento fosse ricordato per sempre, decisero di chiamarlo "Fufu", cioè "Colui che è risorto".
Da Uvira a Bukavu
I ragazzi della scuola dell'OPAK erano rifugiati che provenivano da Uvira, una località del Congo, sulla sponda del lago Tanganica, al confine con il Burundi. In questa località, capoluogo della regione Kivu, i missionari saveriani avevano avviato una fiorente attività di promozione umana e cristiana, impostata soprattutto sulla scuola. Un giorno, a causa della rivoluzione di Mulele, molte persone e con loro i missionari sono stati costretti a fuggire per 80 chilometri, andando dalle sponde del lago Tanganica di Uvira a quelle del lago Kivu a Bukavu. Una buona parte degli sfollati ha trovato rifugio proprio a Bukavu, che si trova a 1.400 metri d'altitudine.
Bukavu è una cittadina coloniale, posizionata alle falde di un grande altipiano, costruita sulla costa del lago e formata da cinque principali insenature, davvero meravigliose. Poco più in alto, alle spalle della città, costruita e abitata dai coloni del Belgio, schierata a forma di anfiteatro, si presenta il quartiere povero dove vive un formicaio di cittadini congolesi.
La scuola OPAK
Vicino al lago, esisteva un enorme complesso di magazzini abbandonati dai coloni belgi. Ai saveriani è stato dato il permesso di occupare l'ampio spazio di questi magazzini. Sistemati i locali, abbiamo deciso di portare lì buona parte degli scolari rifugiati, in modo che potessero riprendere le lezioni scolastiche interrotte a Uvira a causa della ribellione.
Dal complesso dei magazzini, infatti, avevamo ricavato una ventina di grandi aule scolastiche. La scuola veniva chiamata dalla gente OPAK, poiché queste quattro grandi lettere rimanevano ancora leggibili sul muro dell'entrata principale. La ventina di aule dell'OPAK venivano occupate di notte e di giorno. Durante il giorno funzionavano come aule scolastiche, di notte come dormitori.
Tra le classi e il lago c'era un ampio cortile, molto utile per la ricreazione degli scolari. Fu proprio sul lago che ebbi modo di conoscere Fufu...








