Brasile: vera sfida missionaria
“Preghiera e soldi non sono mai troppi”
Concluse le vacanze, a fine giugno sono tornato nella mia missione in Brasile. Sono in una parrocchia alla periferia di San Paolo, con una popolazione di circa 150mila abitanti, formata da quartieri, condomini e favelas… È una vera sfida missionaria, piena di problemi sociali e pastorali.
Il ruolo decisivo dei laici
Abbiamo sedici comunità, che noi missionari coordiniamo nelle diverse attività pastorali e sociali. In ogni comunità contiamo sulla collaborazione dei laici, dall’amministrazione alle costruzioni, dalla manutenzione dei locali alla catechesi, dalle celebrazioni liturgiche alle feste patronali e tutte le altre attività varie.
Ogni comunità è coordinata da un consiglio comunitario che si riunisce mensilmente: insieme analizzano le attività pastorali dei diversi gruppi o programmano le nuove iniziative. Quasi sempre un missionario è presente a queste riunioni del consiglio.
Siamo tre saveriani: due italiani e un messicano. Ci dividiamo il lavoro, per poter seguire meglio le comunità, le zone pastorali, i movimenti e le varie attività.
Ho molto da fare!
Personalmente, io seguo la Legione di Maria, che ha diversi gruppi in ogni comunità. Ogni gruppo organizza incontri settimanali con visite alle famiglie, ai malati e altre attività. Ogni mese facciamo anche un incontro parrocchiale per tutti i gruppi insieme.
Seguo anche la pastorale familiare: prepariamo corsi per fidanzati e ritiri spirituali per sposi e famiglie. Ogni mese in tutte le comunità celebriamo la “Messa della famiglia”, mentre ogni anno organizziamo la “settimana della famiglia”, con un tema specifico.
Coordino anche la pastorale del bambino. Seguiamo centinaia di bambini fino all’età di 6 anni. I leader di questa pastorale sono volontari, preparati con corsi di formazione appropriati. Danno consigli alle mamme, controllano il peso dei bambini, consigliano l’integrazione alimentare per chi ne ha bisogno. Posso testimoniare che molte vite sono state salvate.
Inoltre, seguo la pastorale della sobrietà, che si occupa del recupero di alcoolisti e tossicodipendenti. Quando partecipo ai loro incontri, mi sembra di immergermi nella grazia di Dio che redime. Ne esco anch’io con l’anima lavata! Infine, non trascuro i gruppi dei giovani, dei catechisti, del rinnovamento carismatico, del Cenacolo, della Madonna Pellegrina e altri movimenti presenti in parrocchia.
Lavoro, dialogo e preghiera
Ma la preoccupazione più grande è quella stare vicino alla gente e di dare a tutti una formazione di base solida: biblica, liturgica e spirituale. Cerco di essere attento anche ai diversi avvenimenti della società, dove a volte possiamo portare la nostra parola.
Cerco di aprire le comunità allo spirito missionario. È importante aprirsi alla realtà della società, alle scuole, ai servizi pubblici di salute, sicurezza, promozione umana, e sopratutto al dialogo ecumenico. Siamo immersi in una realtà sproporzionata. Attorno a una piccola chiesa cattolica ci sono decine di chiese protestanti, grandi e aggressive nei nostri riguardi. Siamo come gocce in un oceano. Come possiamo perderci in chiacchiere, mentre ci troviamo davanti a problemi che sono conseguenze di un sistema ingiusto e dell’inversione dei valori della nostra cultura “globalizzata”? Se Dio è venuto “per riunire i figli che erano dispersi”, cosa testimoniamo noi come cristiani?
In mezzo a questa situazione, la fiducia ci viene solo dalla Parola del Signore: “Non temete, piccolo gregge, a voi è dato il regno dei cieli”. Lavoro e preoccupazioni non ci mancano. C’è posto per tutti, e anche per altri che vogliono venire. Come dicono i brasiliani: “preghiera e soldi non sono mai troppi!”.








