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Impressioni di una vacanza italiana

Dopo cinque anni dall’ultima visita, sono tornato a Gallignano, il paese dove conservo le mie radici e i più bei ricordi d’infanzia. Il paese sembra tanto cambiato: è più moderno e dinamico, diversificato, anche nei volti e nel linguaggio, con fratelli e sorelle provenienti da altre nazioni.

Un po’ di sangue nuovo

Ricordo la frase che ho sentito nella casa di due anziani, appena arrivato dal Brasile. Riferendosi alla loro badante, mi hanno detto: “Questa donna ce l’ha mandata Gesù!”. Volevano dire che per loro “era un dono della Provvidenza”!

Ho partecipato a una cena con un gruppo di cittadini stranieri: studiano italiano e lavorano nelle campagne, nelle industrie e nei servizi. Che ricchezza di culture, di storia, di esperienze, di legami affettivi, portano nel cuore e condividono in un clima di amicizia! Come sono aperti a un orizzonte di speranza, a un futuro che vogliono costruire per i loro figli! Secondo me, è sangue nuovo per l’Italia.

I fili della speranza

Per la Pentecoste sono stato a Roma. Là ho partecipato all’incontro del Papa con i movimenti ecclesiali. Ho pensato: a sfide nuove, risposte nuove! Lo Spirito Santo fa sempre cose nuove nella storia.

Chi non ha il dono della fede, non crede alla presenza di Cristo. Vede i fatti, ma guarda solo il rovescio, come quei meravigliosi arazzi orientali: nel retro si vedono solo fili ammucchiati! Che a noi Dio lasci intravedere i fili della speranza e ci faccia diventare missionari, perché il vangelo sia davvero buona notizia per tutti.

Oggi dai mass media sappiamo tutto quel che capita nel mondo. Ma noi missionari siamo a contatto con situazioni che avvengono lontano, e le portiamo nel cuore. Dovremmo essere portatori di speranza, anche in nome delle nostre comunità cristiane in Italia.

Missionari della croce

Ho incontrato alcuni miei compagni, missionari già anziani e in cura a Parma. Uno di loro, dopo aver ricordato la sua esperienza in Amazzonia, mi confidava di avere ancora paura della morte: “Mi sembra di non confidare nella misericordia di Dio! Sono malato; non posso fare niente; prego tutto il giorno. Spero che il Signore mi ascolti e fecondi la missione dei miei compagni e della chiesa!”.

Un altro è stato cinquant’anni in Serra Leone. Ricorda le mutilazioni sulle persone, le violenze, la distruzione di tutte le opere missionarie. Ma ha nel cuore la speranza di poter ricostruire la vita delle comunità, la riconciliazione, la pace. È scoppiato a piangere come un bambino, esclamando: “Mio Dio, perché?”.

Questi sono i silenziosi missionari della croce. E tutti possiamo esserlo. Parlando ai giovani che si stanno preparando per la missione a Parma ho detto: “La missione sta cambiando volto. Voi siete la nostra speranza; siete il futuro delle nostre missioni. Aprirete un cammino nuovo”.

Un invito e un augurio

Vorrei concludere questa mia riflessione con un invito. Come cristiani, noi siamo tutti missionari, chiamati a uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, soprattutto ai poveri, in senso materiale o spirituale. E questo dobbiamo farlo a partire dalla nostra casa, dal nostro ambiente. Tanti vivono disorientati e insoddisfatti, senza sogni e senza speranza, senza gioia e senza amore.

Vale la pena, per tutti noi che abbiamo il dono della fede, “vivere l’allegria di essere cristiani e comunicarla agli altri”. È Cristo che ci vuole tutti missionari e felici nel donare la nostra vita.

La Madonna si è unita fino in fondo al mistero della salvezza. Anche oggi ci sono tanti testimoni. Non possiamo restare con le braccia incrociate. Anche per noi c’è un “roveto ardente”! Gesù ci invita a essere discepoli e missionari, affinché i popoli abbiano la vita.

Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui. Termino con una frase che è anche il mio augurio per tutti voi: “Fiorite dove il Signore vi ha posto!”.



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