Al capezzale della finanza, Mito tossico del libero mercato
Ricordo d'aver letto su un romanzo indiano un episodio sconcertante. Narrava l'autore di un imprenditore che aveva ottenuto il finanziamento per il progetto di un ponte, che avrebbe collegato un villaggio sperduto al resto del mondo, favorendo lo sviluppo e il commercio di tutti gli abitanti della zona. L'anno seguente aveva chiesto un supplemento di budget per terminare i lavori. E poi, ogni anno, otteneva un sussidio consistente per la manutenzione del ponte, così necessario al benessere della popolazione povera e laboriosa del villaggio...
Finché un giorno, arrivò un giovane ispettore. La sorpresa fu grande nel vedere nessun fiume, nessun ponte: solo stradine polverose in un'area negletta. Per tutti quegli anni l'imprenditore aveva sì ricevuto i soldi, ma non aveva costruito niente di utile per quella gente. Non fu possibile mettere in prigione l'imprenditore, ben noto e protetto, che anzi reclamò di continuare per due o tre anni almeno, "altrimenti, come si giustificherà l'interruzione brusca dei contributi per il ponte?".
Siamo in piena crisi finanziaria. Da qualche mese non si parla d'altro; è il fenomeno nero del secolo: "il passaggio dal capitalismo di risparmio a quello di debito, dall'economia di produzione a quella di speculazione". Il sistema è imploso, trascinando nella rovina tutti coloro che hanno continuato a lavorare sodo e a risparmiare per costruire un futuro onesto.
Nel grave incidente a catena, già qualcuno parla di un "rallentamento del peggioramento", di una "lucina in fondo al tunnel"... Al G20 di Londra, il 2 aprile scorso, si è finalmente parlato di "regole" da darsi, di riformare, regolamentare e supervisionare il sistema, a cominciare dai famosi "paradisi fiscali" e dai guadagni speculativi.
Non occorre essere profeta per dire che non è finita qui. Da decenni, organismi impegnati con l'umanità povera - e noi missionari in prima fila - ci siamo sgolati per denunciare l'ingordigia e i soprusi del sistema finanziario internazionale. E adesso torna in scena a regolare e garantire la nuova finanza - guarda caso! - proprio il famigerato FMI, il fondo monetario internazionale. Siamo davvero in buone mani!
Le domande sono tante: Quando comincerà una seria regolamentazione dei "paradisi"? Chi avrà il coraggio di esporre i fondi neri e grigi? Chi porrà mano a un regime di maggiore giustizia nei rapporti commerciali con i Paesi poveri, per privilegiare il benessere mondiale? E poi, nessuno ha ancora mai denunciato le guerre in corso come responsabili - almeno in parte - dell'attuale crisi finanziaria: hanno avuto dai Governi tutte le risorse utili a proseguire e prosperare, senza limitazioni. L'unico settore che non accenna a entrare in crisi è proprio quello delle armi e delle guerre.
Insomma, al grande mito del libero mercato ormai non ci crede più nessuno; ma nessuno vuole cominciare a fare sul serio; soprattutto nessuno vuole rinunciarvi facilmente. Il doping della finanza ha creato dipendenza cronica in chi ne ha fatto facile uso, scaricando sugli altri la zavorra dei fondi tossici.
Forse Dio saprà scrivere qualcosa di dritto anche nelle nostre righe storte; ma l'avvertimento è chiaro: "Non potete servire Dio e il denaro!".








