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La nostra storia nasce circa undici anni fa quando mia moglie e io ci siamo conosciuti, amati e poi sposati. Da quel momento, il desiderio di creare una famiglia era sempre nei nostri pensieri, tanto che avevamo scelto anticipatamente anche i nomi dei nostri figli: Luca, Valentina, Emanuele.

Passavano giorni, mesi e anni, ma il nostro sogno non si coronava. Poi, il verdetto: alcuni medici e specialisti ci hanno detto che l’unica via per diventare genitori sarebbe stato l’aiuto di un intervento artificiale.

Un sogno da vivere

Eravamo scossi e increduli, ma entrambi convinti che quella suggerita non fosse la strada giusta da intraprendere. Viaggi e riconoscimenti lavorativi cominciavano a riempire le mie giornate. Ero convinto di dare a mia moglie quello che desiderava, di renderla felice. Ma la luce nei suoi occhi era spenta: dov’era finito il vero amore? E il desiderio dei bambini? Tutto rinchiuso in soffitta?

Nel momento in cui tutto sembrava perso, solo la saggezza e l’amore di Dio avrebbero potuto recuperare un rapporto di coppia quasi logorato. Pian piano la nostra famiglia ricominciava ad avere basi solide: nel poco eravamo felici, eravamo di nuovo capaci di sognare insieme, anche se un sogno da vivere ci mancava.

La strada da percorrere

Sulle strade della nostra vita il Signore ci riserva sempre incontri inaspettati… Nella comunità parrocchiale di Lama eravamo attorniati da bambini adottati che fino a quel momento non avevamo mai conosciuto. La cosa che più ci sbalordiva era sapere dai loro genitori adottivi che le numerose diversità tra loro (cultura, razza e tradizione) erano state superate già nel primo incontro da un legame esistente prima della loro nascita, proprio come avviene per un figlio biologico.

Nasceva in noi il desiderio di approfondire la conoscenza di questo mondo: internet, incontri informativi, esperienze di coppie… Eravamo disorientati e confusi, ma convinti che forse la strada dell’adozione avrebbe realizzato il sogno che da tempo rincorrevamo. Ma come poteva essere nostro figlio?

Tappa dopo tappa…

La risposta era in un passo del vangelo: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”. Era racchiusa in un sorriso di un bambino del Congo appena arrivato. Avevamo capito che lì c’era la parte di felicità che cercavamo, il nostro sogno incompiuto, il figlio che aspettavamo da anni…

Mia moglie presentò la domanda al tribunale di Taranto il giorno dell’Annunciazione, 25 marzo 2011. Alla vigilia dell’Immacolata, siamo stati chiamati dal giudice per ricevere l’idoneità all’adozione. Il 2 febbraio (Candelora) 2012 ci è stato recapitato il certificato a casa… In aprile abbiamo dato il mandato all’associazione “Figli della luce” di Francavilla Fontana (Br), che opera in Congo. Si tratta di un’associazione formata da famiglie volontarie che a loro volta hanno esperienza di adozione.

Non uno, ma tre!

I mesi passavano, la nostra speranza di conoscere nostro figlio aumentava. Il 31 dicembre 2012, la responsabile delle Stimmatine suor Maria Rosaria, con voce ferma e autorevole, ci chiese se le indicazioni date al tribunale di Taranto fossero esatte, ovvero la possibilità di adottare anche più bambini. Mia moglie con voce flebile chiese il motivo della domanda; prontamente le fu risposto che l’associazione aveva pensato di affidarci tre fratellini.

Erano loro i tre bambini che avevamo sempre desiderato, anche se i loro nomi non corrispondono a quelli da noi immaginati. Justine, François e Marcelline (nelle foto) non sono ancora con noi, ma ogni volta che li sentiamo telefonicamente la nostra vita si aggiunge di quel tassello mancante sconosciuto. Justine, François e Marcelline ci hanno già donato un grande valore: la semplicità di cuore.

 



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