Ad ognuno la sua missione: Esperienze missionarie
Andando al mio paese nelle Marche ho trovato come viceparroco un friulano, reduce dall'Africa dopo 25 anni di intenso lavoro. "Come sei finito qui?". Alla risposta "sto facendo un ripensamento" sono rimasto sorpreso e turbato, ma subito tranquillizzato e anche ammirato: "In 25 anni ho dato tutto di me, della mia giovinezza, alla missione.
Ora ho la sensazione che per la missione Dio mi chieda qualcosa di diverso, e in questo anno che considero di riposo, sto cercando di capirlo. Intanto la domenica do un aiuto in questa parrocchia, poi passo la settimana con i monaci cistercensi nella vicina Abbadia.
Ho la sensazione che divenendo monaco potrei dare di più per la missione". Quando sono rimasto solo, ancora mezzo scioccato, mi è venuta in mente una donna che conobbi a Roma, nel luglio dell'84, anche se era morta da tre anni: la messicana madre Maria Ines Teresa, fondatrice delle Missionarie Clarisse del SS. Sacramento. Le sue "figlie" vollero che celebrassi la messa e facessi una commemorazione.
Rimasi alcune ore con due di loro per prepararmi: potei sentire la sua storia, vederla in tante foto e soprattutto incuriosirmi con i suoi giocattoli con i quali si divertiva da suora. A 20 anni, vedendolo passare per strada, si innamorò di Gesù Sacramentato, che dopo due anni, è proprio il caso di dirlo, se lo sposa, entrando in clausura. Ma amarlo da sola non le basta più, sente una nuova vocazione, che dopo 16 anni si realizza fondando una nuova congregazione che subito dal Messico si diffonde in Giappone, Indonesia, Nigeria, Sierra Leone, USA, Costarica, Irlanda, Spagna e Italia.
Una persona approfondisce la missione entrando in clausura, e l'altra la allarga uscendone. E a guidare l'uno e l'altra è lo stesso Spirito!
Anche nella vita di Gesù c'è qualcosa di incomprensibile. Trascina le folle nelle sinagoghe, nel tempio, sulle montagne, sulle spiagge: le istruisce, le sfama con i miracoli, ma mai le fa pregare. Anzi quando sente il bisogno di pregare sempre si isola, approfittando della notte e di un luogo nascosto. Però, una volta richiesto di insegnare a pregare, propone una preghiera che va detta al plurale: Padre nostro.
Molti, uomini e donne, per meglio pregare, lo hanno imitato nascondendosi nei monasteri. Altri invece riuniscono in preghiera, servendosi dei nuovi mezzi, milioni di persone. Incominciò negli anni '50 il giovane e simpatico vescovo americano Fulton Sheen che assieme all'attrice Loretta Yung recitava il rosario in TV con lo slogan "la famiglia che prega unita, vive unita". E il successo di Radio Maria penso sia la recita corale del rosario, anche se seguita da singole persone chiuse nella propria casa.
Il fenomeno Taizè è singolare e sorprendente anche per le telecamere delle grandi TV. Oltre alle migliaia di giovani che vi si recano ogni settimana da tutto il mondo, Frère Roger e i suoi fratelli ogni anno ne radunano decine e decine di migliaia, tanto che anche noi Saveriani di Taranto siamo stati coinvolti, affrontando non pochi sacrifici a portarci alcuni dei nostri giovani simpatizzanti per le missioni.
A parte potete sentire le impressioni di due di loro. I giovani si ritrovano nella preghiera, una monaca fonda una congregazione missionaria, un missionario si fa monaco, il Gesù contemplativo riunisce popoli diversi e di diverse fedi religiose in una sola preghiera. Le missioni che di solito attirano giovani per una vocazione di totale dedizione sono capaci anche di capovolgere una scelta già fatta che solo apparentemente cambia direzione, perché la meta è sempre Lui e quelli che a Lui vogliamo portare.
Chissà che queste realtà non ispirino il nostro piccolo mondo di famiglia ad una scelta dove Lui e i nostri fratelli, ancora lontani da Lui, siano oggetto della nostra attenzione?








