1953: l’arrivo nel Pakistan Orientale
Ho conosciuto p. Marino Rigon verso la fine del 1972 quando, appena messo piede in Bangladesh con altri quattro saveriani, subito dopo la guerra di liberazione, lo incontrai più volte a Khulna negli appuntamenti mensili alla Domus di Boyra. Nel mio immaginario anche lui faceva parte della schiera dei grandi missionari che avevano una parola da dire a noi giovani alle prime armi.
Nel 1973, nella missione di Bhoborpara, al confine con l’India, dove il padre della patria Mujibor Rahman aveva dichiarato l’indipendenza del Bangladesh (dal Pakistan), sentii parlare dalla gente di p. Marino come progettista della riforma del villaggio di Bollovpur, con strade dritte e incrociate, case provviste di aia, stalla e un piccolo orto.
P. Marino era arrivato nell’allora Pakistan Orientale, via Calcutta, il 7 gennaio 1953. Era uno dei 13 saveriani destinati alla nuova diocesi di Jessore, in Bengala (i primi sei erano arrivati il 6 novembre 1952). Trascorse pochi mesi a Dhaka per l’inglese e, a maggio, fu inviato a Bhoborpara. Il Bangladesh, terra di monsoni e di miseria dilagante, con gli anni, diventerà la sua terra.
Scrive Franco Perlotto (Avvenire, 4 aprile 1996): “Non sa nemmeno l’inglese, ma nonostante s’immerga subito nel suo apprendimento, capisce d’impatto che è il bengoli - la lingua di Rabindranath Tagore - che deve imparare. La sua missione di prete lo porterà tra la gente ed è alla gente cui dovrà parlare… Vive tra i diseredati, tra la gente che soffre, vive negli agglomerati di catapecchia e muore di fame”.
P. Marino arrivò a Shelabunia (Malgazi) nell’agosto 1954 per sostituire p. Albino Tessaro, affetto da una grave infezione al piede. “Povertà nuda e cruda – scrive nel suo Diario –, c’era un letto, un tavolino, un armadio e due sedie; alcune cose erano prestate dalla gente”. Qui iniziò la costruzione della scuola “San Paolo” su un terreno donato alla Chiesa da tre indù della zona e di altre quattro scuole in altrettanto villaggi. Un periodo difficile, caratterizzato da agitazioni politiche, saccheggi e repressione degli indù (nel nuovo Stato islamico), carestie e colera. Anche qui, per far fronte alla generale povertà delle famiglie, p. Rigon costruì e inaugurò due enormi “gola” per immagazzinare il riso, da distribuire a tempo debito. Ad affiancarlo arrivò presto anche p. Francesco Tomaselli, da tutti riconosciuto come il vero formatore della grande missione del Sundorbon.
Dopo cinque anni (1957-1962) a Khulna, come responsabile della missione cittadina e amministratore della diocesi, p. Marino partì per il Canada, per frequentare un master in Leadership e società. Dal 1964 per sei anni fu direttore del Centro Socio-Catechetico di Jessore, da lui stesso edificato. Affiancato dal grande maestro e amico Dinobondhu Baroi, formò centinaia di leader sociali, catechisti e maestri. Incoraggiò pure le cooperative sociali e l’educazione degli adulti, senza trascurare bambini e giovani.
Nel novembre 2006, p. Rigon scriveva al Superiore Generale, p. Rino Benzoni: “Si è lavorato molto per alleviare la gente nelle disgrazie naturali e dall’oppressione dei potenti. Non so dire dove più abbiamo impegnato le nostre forze e i nostri mezzi: nell’educazione o nella povertà e malattia. Però mai il povero o l’oppresso è stato messo al secondo posto. Tra i non cristiani abbiamo avuto successo negli intoccabili, che oggi per numero di cristiani sono circa la metà della popolazione”.







