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Vita nomade per una “buona notizia”

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Le inondazioni eccezionali di quest’anno hanno complicato la vita anche a noi missionari. Tutto il territorio lungo il fiume Logone è rimasto isolato. Molte persone sono partite in luoghi più sicuri, in Camerun; hanno abbandonato case e campi (spesso completamente sommersi dall’acqua). E ora stanno tornando pian piano alla normalità. Ma si tratta di ricostruire case e di trovare espedienti per rimpiazzare i raccolti andati persi, specialmente riso e miglio.

fri Coletto Armando sorrideNon si sono scoraggiati. Il lungo-fiume sta diventando un immenso orto, tutto verde: verdure, carote, cipolle, peperoncino… Percorrendo in moto il sentierino già rosicchiato in parte dal fiume, mi pare di trovarmi in un immenso giardino. La gente lavora duramente, aiutata da piccole moto-pompe che rimontano l’acqua del fiume tornata al suo livello normale. Ho voluto visitare alcune delle comunità rimaste più a lungo isolate. Arrivo a Ngama Kotoko dove mi aspetta Mbayram, l’animatore di quel lungo settore. La sua casa ospita tanta gente. Il giorno prima hanno sepolto l’anziana mamma. Tutta la famiglia è presente. Sembra di essere nel cortile di una scuola: figli, nipoti e pronipoti che corrono, saltano, giocano, scherzano, piangono, ridono… Che spettacolo! Poi, c’è una moltitudine di gente venuta da ogni parte. Le donne indaffarate per rifocillare tutta la folla. Sono già passati due o tre giorni, ma non è finita…

Mbayram mi affida a un responsabile, Giadode, che si mette alla guida della moto. Costeggiamo l’argine del fiume Logone, con tratti molto suggestivi. La savana bruciata si è rivestita di boschetti ombreggiati. Arriviamo a Gamal. La cappellina è completamente a terra: le inondazioni l’hanno “distrutta”. Già da molti mesi stava in piedi per miracolo, sostenuta da alcune travi di palma. Ogni volta che celebravo, avevo sempre una certa esitazione. Ho pensato: meno male! Così ora sono obbligati a rifarla… Questa piccola comunità è da quasi un anno che non vede la presenza di un prete.

Dopo un lungo dialogo e un pranzo a base di polenta di riso e pesce appena pescato, ripartiamo verso Ngama Kotoko, dove passo la notte. Fa ancora un po’ fresco. Mi alloggiano come possono e dormo come un ghiro sul tappeto che mi hanno preparato. La stanchezza mi ha sfiancato. Intanto, la gente veglia sotto la luna piena e i tamburi tacciono verso le tre del mattino. Mentre bevo il classico thè del mattino, la famiglia ammazza un torello per accogliere degnamente gli ospiti.

Poi, incontro qualche responsabile della comunità, perché è difficile in queste condizioni riunire tutti. Una signora avanza una richiesta: le donne del villaggio sono riunite in un’associazione per coltivare in comune. Avrebbero bisogno di attrezzi e sementi. Mbayram mi assicura che sono veramente attive. Prometto loro di cercare qualche benefattore.
È un’iniziativa in più tra le tante che portiamo avanti. Dopo alcuni interventi di urgenza per le inondazioni, stiamo realizzando delle fondazioni solide di case per famiglie particolarmente disagiate e stiamo scavando anche dei pozzi, a gestione comunitaria. Inoltre, seguiamo un progetto di sostegno per la piccola economia soprattutto delle donne.

Visito qualche malato. Sono felici di vedere un prete entrare in casa (la gente qui abita sempre fuori!). Nel pomeriggio, celebro la Cerimonia funebre per tre persone fra cui la mamma appena sepolta due giorni prima. Approfittando della mia presenza, tutta la famiglia, gli amici e conoscenti ritornano per “chiudere il lutto”. Naturalmente, ci sono le spese: il trasporto, l’accoglienza… Molti curiosi sono presenti alla Messa. Ne approfitto per dare… un colpo di Vangelo che faccia bene a tutti!

L’indomani è domenica. In mezz’ora andiamo con la mia guida ad Unduma, dove si riunisce una buona folla all’ombra del boschetto vicino alla cappella. Aria di festa: dopo tanti mesi, finalmente una bella celebrazione. Il coro ce la mette tutta; i tamburellisti ci danno dentro con tutta l’energia. Alcuni cristiani vorrebbero celebrare il matrimonio religioso; sono senza comunione da troppo tempo. Li affido a un catechista, perché li prepari.

Dopo pranzo, passiamo ancora da Ngama Kotoko, dove riprendo la guida della mia moto. Una tappa a Kundul e poi via verso casa, dove mi aspettano i miei confratelli. Un bicchiere d’acqua fresca e la fraternità della mia comunità mi rimontano dalla fatica. Inutile dire che la notte sarà ristoratrice. E chi me lo fa fare? Proprio Lui, il Risorto di Pasqua!



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