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Animazione Missionaria e Vocazionale

Desio (MB)



Presentazione

La nostra casa vuole dunque essere “spazio aperto” di condivisione con la famiglia saveriana, composta dai missionari saveriani, dalle missionarie saveriane e dai laici saveriani. Insieme incroceremo cammini di vita alla luce di Cristo con un grande desiderio di felicità e di pace.

Cdesio celebrazionei rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.

Qui, dall’inizio alla fine, la missione è intesa come incontro tra persone in Cristo che, secondo continenti, modalità e tempi diversi, suscita sfide, accende il cuore di desideri e porta a formulare progetti.

Offriamo, dunque, strumenti di animazione, itinerari e proposte di formazione, incontri di Spiritualità alla luce del Vangelo, l’ascolto di testimoni, di missionari che hanno già fatto la loro scelta di vita accanto agli ultimi del mondo.

Insieme, ci collegheremo con tante persone già impegnate nella diffusione del Vangelo e anche noi potremo scoprire cammini per farlo a partire dal nostro territorio, dal nostro ambiente lavorativo, scolastico o universitario, per essere anche noi proiettati verso gli altri… “fino agli estremi confini della terra!

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In questi giorni di terrore, il richiamo del tic – toc del tagliere casalingo. “祭壇には俎板を! さすが!” Saidan ni wa mana-ita wo ! Sasuga!

«Come altare il tagliere? Che bell’idea!”: fu l’esclamazione di una giapponese alla celebrazione eucaristica nella sua lingua come notò che a fungere da altare era stato messo il tagliere della cucina.

“Sasuga! Che bell’idea!”

Sì, il tagliere sul quale chi è addetto alla cucina, in genere la madre, taglia e ritaglia le verdure e gli altri alimenti, proprio questa solida ed umile asse di legno, costellata dalle ferite del mestiere, funge a meraviglia da altare per celebrare – sarebbe meglio dire: per confezionare - la comunione eucaristica. Sotto il ripetuto taglio di una lama ben affilata, le svariate verdure crude fanno comunione dei loro sapori e profumi. Compiono il sacrificio del proprio io individuale, del proprio singolo colore e aspetto, e maturano in salse stimolanti il gusto della sana alimentazione. Risvegliano il corpo di chi se ne alimenta ad accogliere il cibo con allegria.

Mia madre e le donne piacentine furono artiste delle salse crude. Le donne giapponesi non fanno uso del comune strumento di cucina detto mezzaluna, ma affettano le verdure, il pesce e gli altri alimenti con un affilato coltello, in un tic – toc celerissimo ed armonico che all’ascolto regala allegria. Quando in famiglia o nell’ambiente di lavoro sorgono divergenze e contrasti, in Giappone si suole ricorrere all’espressione: 俎上に載せるsojṓ ni noseru: mettere i problemi sul tagliere; quindi tic – toc fino a farne una saporita salsa.

Nelle culture del mondo il tagliere della cucina è stato l’altare della comunione famigliare e del legame affettuoso con la propria terra.

Oggi  le verdure sono per lo più comperate in buste di plastica già pronte all’uso e la melodia dei tic – toc tace.  Ma tacciono anche i sapori, tace quindi anche l’incontro stimolante ed allegro che il cibo dà a chi lo assume. Tra chi assume il cibo e il cibo assunto prevale un rapporto neutro di sentimenti, riducendo di fatto l’alimentazione a funzione fisiologica. Anche nella celebrazione eucaristica della Chiesa il pane spezzato dell’Ultima Cena è stato ridotto a piccole sfoglie insapori, tutte uguali. Come dire: bastano i concetti, bastano le idee chiare e distinte nella testa; il sapore, il colore, il profumo sono accidenti secondari. Oggi, le ide chiare e distinte nella testa  partoriscono conflitti.

Venuta meno la vitale e vivace liturgia del tic – toc del tagliere casalingo, i rapporti tra famigliari gradualmente tendono a chiudersi attorno al proprio io. Sulla tavola si distendono dieci portate ancora nei rispettivi involucri di plastica affinché ciascuno scelga quello che gli va. I giapponesi hanno forgiato il termine specifico che dice questo ritirarsi nel proprio quel che mi va: 引きこもり  - hikikomori. L’io si fa obeso. Obeso di quel che mi va l’io ha sempre più sete di esperienze sensazionali, esperienze obese di gratificazioni estreme.

Alcuni minorenni sono accorsi a una discoteca all’estero per festeggiare il capodanno. Grande disgrazia e profondo cordoglio! Classi di studenti delle Superiori programmano viaggi culturali a paesi molto lontani, anche in Giappone, anche a Dubai, alla ricerca dello straordinario. Eppure è calda emozione conoscere innanzitutto l’economia del tagliere che ci confeziona l’alimento quotidiano, ossia la terra natale. Le sue generose risorse: orti, risaie, vigneti, frutteti e uliveti, praterie, pascoli naturali, boschi secolari …; ma anche le tante contraddizioni: inquinamento, allevamenti intensivi forzati, ecc. 

“祭壇には俎板を! さすが!” Saidan ni wa mana-ita wo! Sasuga ! «Come altare il tagliere? Che bella idea!”.



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