Nuovo inizio, da Desio al mondo ....
“Nuovo inizio” – Dopo il tempo di Avvento (caratterizzato anche dall’incontro, le testimonianze e il saluto ai due giovani partenti per un lungo periodo in Sierra Leone e Mozambico) e di Natale, padre Pandri, con l’aiuto di storici laici saveriani, sta facendo ripartire un gruppo, finalizzato soprattutto a formare ed inviare giovani nelle missioni saveriane all’estero. Ricerche, contatti, telefonate, passaparola…insomma, uno sforzo non indifferente, hanno permesso la costituzione di un primo gruppetto e relativo primo incontro che si è tenuto lo scorso sabato (24 gennaio 2026) nella casa saveriana di Desio.
E’ stato dato un giusto spazio alle presentazioni di tutti (con accenno a relative esperienze vissute), perché anche questo aspetto contribuisce a creare fraternità e comunione, oltre che a conoscersi meglio e a vincere le iniziali timidezze. Mi sembra significativo qui citare solo i nomi delle persone convenute (i destinatari della proposta) perché non riesco a non “dare un nome” a chi si è presentato per la prima volta con un desiderio, una domanda o magari già un piccolo progetto che vorrebbe realizzare. Sofia (suo fratello non ha potuto esserci oggi), Riccardo, Rossella, Miriam e Irene.
Loro sono il “nuovo inizio”? Sì, ma anche altri/e che forse si aggiungeranno a partire dal prossimo incontro, lo sono. E poi…tutti lo siamo perché il cammino si fa tutti insieme, chi partirà, chi accompagnerà o anche solo chi guiderà da qui. Questa è la sensazione più forte che mi porto dentro al termine di questa densa ora e mezza che è stata caratterizzata poi, nella seconda parte, da prime importanti indicazioni sull’esperienza missionaria che padre Pandri ci ha offerto.
Fra queste ne ricordo una pratica, cioè la disponibilità ad adattarsi al nuovo contesto e alle sue “esigenze”; e, per concludere, due missionarie, cioè andare soprattutto per “stare” e non per “fare” e, ancora una volta, un richiamo alla fraternità e alla condivisione a partire dal gruppo dei volontari e di questi con la comunità dei padri che ci accolgono nelle terre di missione. Quest’ultimo, a mio modo di vedere, è un vero e proprio motore della missione stessa, perché permette di creare quel clima di serenità, gioia, comunione e aiuto reciproco che consentono poi di far volgere l’attenzione e lo sguardo sugli altri.
Che dire di più, se non “un’ottima ripartenza”?
i rispecchieremo in tanti popoli con i loro volti, le loro storie e con le sfide come la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso e interculturale, la salvaguardia del creato.








