Sierra Leone - La Grammatica della Tolleranza | Ep.5 "Quale Futuro?"
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«Il futuro non è un posto verso cui andiamo: è qualcosa che costruiamo insieme.»
Il 21 novembre 2025 oltre cinquemila persone arrivate da ogni regione della Sierra Leone hanno camminato insieme verso il nord del Paese per il pellegrinaggio nazionale dell’Anno giubilare. «È come un crogiolo», racconta un pellegrino, «un miscuglio di persone e di storie.» I cattolici qui sono una minoranza — il 5-6% — ma una minoranza viva.
Il quinto e ultimo episodio di Sierra Leone – Learning Tolerance si intitola "What Comes Next?" ("Quale Futuro?") e affronta la domanda più difficile: che futuro ha la missione dei Missionari Saveriani in Sierra Leone?
I saveriani sono arrivati nel 1950 e hanno ricevuto in affidamento la provincia settentrionale, praticamente metà del Paese. Settantacinque anni dopo, il bilancio passa soprattutto dalle scuole: la sola diocesi di Makeni conta circa 400 scuole elementari, un centinaio di scuole medie, tre istituti professionali e un’università riconosciuta dal governo e apprezzata per la serietà della formazione. L’80-90% degli alunni — e la maggioranza degli insegnanti — sono musulmani. Sono spesso i capi tribali musulmani a volere la scuola cattolica nel proprio villaggio e a offrire la terra per costruirla. Agli incontri con i genitori si prega sempre due volte: preghiera cristiana e preghiera musulmana. Come accade in Parlamento, all’apertura delle sessioni.
L’episodio non nasconde le ombre. Nelle aree più remote e in alcune famiglie, il peso degli anziani e l’influenza delle società segrete impediscono a giovani battezzati di vivere apertamente la propria fede: restano amici, simpatizzanti, ma non possono disobbedire. E non nasconde una domanda scomoda che i saveriani si pongono da soli: gli aiuti che arrivano dall’estero li rendono più liberi delle congregazioni locali, ma rischiano anche di creare dipendenza. «Adesso le situazioni cambiano.»
Poi ci sono i volti del futuro. Paul Ibrahim Kamara, cresciuto in una famiglia musulmana, oggi vicepresidente del consiglio pastorale della parrocchia di San Francesco Saverio: «Ho incontrato i saveriani alla scuola primaria, a Port Loko. Mi hanno educato, mi hanno reso la persona che sono oggi.» E padre Patrick Fornah, nato e cresciuto a Makeni, secondo sierraleonese entrato nella congregazione, tornato in patria dopo anni di missione nelle Filippine: «Vedendo me, i giovani possono dire: non sono venuti solo gli stranieri a portare la fede. Ci siamo anche noi, gente del posto.»
Chiude un appello ai giovani confratelli nei teologati: in Africa la Sierra Leone è la primogenita delle missioni saveriane, il primo Paese in cui la missione si è aperta. Oggi i confratelli sono sempre meno, ma il Paese ha ancora molto da offrire a chi vuole viverci il primo annuncio.
Da oltre 75 anni i saveriani camminano con la Sierra Leone. Il futuro cresce nelle mani di chi resta, collabora e si assume responsabilità. La strada continua.
Con questo episodio si conclude la serie Sierra Leone – Learning Tolerance.
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