Sierra Leone - La Grammatica della Tolleranza | Ep.4 "Nuove Strade"
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«La prima terra di missione non è l’Africa. La terra di missione sono io stesso.»
Per decenni la missione ha avuto un volto solo: quello del prete che faceva tutto. Oggi non è più così.
Il quarto episodio di Sierra Leone – Learning Tolerance si intitola "New Ways Forward" ("Nuove Strade") ed è dedicato al volontariato internazionale saveriano: giovani, professionisti e seminaristi che scelgono di mettere tempo e competenze al servizio di un altro Paese – e che scoprono di tornare a casa cambiati.
Cristina Murero è partita dalla Brianza per insegnare inglese, e pallavolo «a chi lo vorrà», in una scuola sierraleonese. Racconta l’impatto con un ritmo di vita opposto al proprio: «Qui il tempo è più malleabile, più morbido. Venire qua è come farsi un bagno di tranquillità.» E racconta come si sgretolano le aspettative: si parte immaginando aule senza banchi e senza quaderni, e si trovano bambini che imparano a leggere e scrivere sul tablet. «Le aspettative sono sempre sbagliate: meglio non farsene troppe.»
C’è un volontario di Parma arrivato con l’associazione SOS Ortopedia, che da una ventina d’anni collabora con un ospedale del Paese: mette il proprio mestiere al servizio dei pazienti operati dagli ortopedici del gruppo. È al secondo anno, e la sua conclusione è netta: «Si dice volontariato perché vai a dare una mano. In realtà sono più io che ricevo di quello che do.» Sono i bambini a colpirlo di più — «non si può scegliere dove si nasce» — e il silenzio del mattino sulla veranda, che nella sua città non esiste.
Ci sono i seminaristi della diocesi di Albano, gemellata con quella di Makeni, ospiti della casa saveriana: «Non abbiamo avvertito lo stacco che ci si aspetterebbe. I padri ci hanno fatto sentire a casa.» E una povertà materiale che non regge il confronto con la ricchezza umana e spirituale incontrata: «Ho trovato Gesù in ogni volto, in ogni sorriso.» E ci sono i padri saveriani, che in tutto questo leggono una trasformazione della missione stessa: non più un uomo solo che fa tutto, ma competenze diverse — educazione, sanità, comunicazione — che lavorano fianco a fianco. «I volontari vengono toccati dal nostro carisma e lo incarnano in modalità sempre nuove.»
Ogni anno il volontariato saveriano (XAVI) rende possibile questa esperienza oltre i confini del proprio Paese. E per molti, al ritorno, apre un capitolo nuovo.
Vuoi saperne di più sul volontariato internazionale Saveriano (XAVI) – visita: https://xavi.xaverians.org/
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