Il fatto non meritò le prime pagine neanche sui giornali locali in quei giorni di rientro dalle ferie. Ma per Durval fu la fine... L'auto in cui viaggiava con alcuni amici era stata coinvolta in un tamponamento a catena e aveva preso fuoco. Con molto sforzo, i pompieri erano riusciti ad estrarre dai rottami contorti il corpo ancora vivo di Durval. Vivo? Se può dire "vivo" quel mucchio di carne bruciata e di ossa fratturate che era rimasto di Durval?
Il suo aspetto ripugnante aveva portato i medici a raccomandare: "Evitate nel modo più assoluto di dargli uno specchio!"
A 19 anni, Durval dovette imparare di nuovo a vivere.
Non servo più a niente!
Cicatrizzate le ferite, imparati con eroico sforzo, i pochi movimenti che le sue condizioni gli permettevano, dovette affrontare la battaglia più difficile: accettarsi con i suoi limiti, superare la tentazione dell'autocommiserazione.
In quel frangente gli fu provvidenziale l’aiuto di sua sorella. Nell’incidente in cui era rimasto vittima suo fratello, aveva perso il fidanzato. Grazie alla fede robusta ereditata dai genitori, la ragazza aveva deciso di dedicarsi al fratello invalido, con la stessa abnegazione che avrebbe riservato al suo sposo.
La prima battaglia fu contro il sentimento di inutilità: "Non servo più a niente!" Fin da bambino, Durval aveva cercato di dare un senso alla vita. Il suo modello era stato un giovane di cui aveva sentito parlare nel ritiro in preparazione della cresima.
“Persuaso che la vita non è già destinata ad essere un peso per molti, e una festa per alcuni, ma per tutti un impiego, del quale ognuno renderà conto, cominciò da fanciullo a pensare come potesse render la sua utile e santa”. (Manzoni, I promessi sposi, cap. 22)
La presenza paziente e discreta della sorella lo portò a recuperare quei sogni. Con lei imparò a pregare.
Un giorno fu visitato dal giovane vicario della parrocchia, un amico di famiglia.
- "Durval," disse scherzosamente, "non pensi che sia ora di tornare al lavoro?"
- ???
- Ascolta! Voglio provare la "catechesi via Internet". Molti giovani non vengono in parrocchia ma trascorrono lunghe ore a "navigare". Tu sei un buon pescatore e hai tutto il tempo del mondo ...
- Ma non so nulla di religione ...
- Chi non sa può sempre imparare ...
Da adolescente Durval era stato un fanatico internauta. Notti e giorni non facevano differenza per le sue lunghe conversazioni sui social network. Dopo la tragedia, un tecnico amico aveva adattato un computer alle sue condizioni fisiche ridotte e così poté sfuggire alla terribile solitudine che lo stava consumando lentamente. La proposta del prete amico cadde su un terreno fertile.
Guarda a Dio
Aiutato dalla sorella, iniziò a studiare religione. Pregavano insieme. Leggevano la Bibbia ogni giorno e Durval spesso cercava nelle pagine web le risposte ai suoi dubbi.
Pregava anche da solo, approfittando i momenti tranquilli del giorno e le interminabili ore della notte per "guardare Dio" e "sentire lo sguardo di Dio su di sé".
Nella lista dei giovani che il vicario gli aveva lasciato per cominciare la "catechesi via Internet", ce n'erano alcuni segnati da esperienze devastanti e nelle notti gridavano la loro disperazione.
Durval non fu sorpreso. Anche lui, nei primi mesi dopo l'incidente, aveva lanciato lo stesso grido e solo gradualmente, molto lentamente, aveva scoperto che il residuo di vita che gli era rimasto poteva essere considerato ancora un immenso dono di Dio con il quale poteva continuare a realizzare i suoi sogni. Non solo.
Quel residuo apparentemente insignificante di vita gli offriva la possibilità di aiutare molte altre vittime della vita.
Il suo "punto" nell'immenso oceano del mondo virtuale stava diventando un luogo di incontro: senza volto da mostrare, Durval non voleva nemmeno vedere volti, corpi, immagini. Nell'oscurità della notte, ascoltava e parlava, piangeva e consigliava ...
Mentre navighi nel mondo virtuale puoi trovare un pescatore solitario che sa dire parole di speranza e conforto a coloro che sono afflitti.
È un giovane senza volto, quasi senza corpo, ma che sta realizzando il sogno di fare della sua vita un dono per coloro che le vicende della vita hanno ridotto alla disperazione.
I giovani che sono tra di noi vengono da vari paesi di tutti i continenti (Camerun, Indonesia, Messico, Burundi, Brasile, ecc) formando così una vera comunità internazionale.





