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UNA TRANSIZIONE ECOLOGICA ARMATA? 

DANILO AMADEI
PARMA, 3 MAGGIO 2021 

Alcune scelte ed omissioni delle ultime settimane stanno mettendo in allarme tutte le associazioni per la pace e nonviolente. Il Recovery plan italiano approvato dal Parlamento prevede “di incrementare, considerata la centralità dell’Italia nel quadrante mediterraneo, la capacità militare dando piena attuazione ai programmi volti a sostenere l’ammodernamento e il rinnovamento dello strumento militare, promuovendo l’attività di ricerca e di sviluppo delle nuove tecnologie e dei materiali, anche in coerenza degli obiettivi che favoriscano la transizione ecologica”. Viene inoltre ipotizzata la realizzazione dei “distretti militari intelligenti per attrarre interessi e investimenti che corrispondano alla visione organica del Pnrr”.

È immaginabile dunque un futuro con nuovi armamenti “green”? L’importante diventa la produzione ecocompatibile, anche se quanto produce può distruggere vite umane e ambienti naturali?

L’Osservatorio sulle spese militari in Italia ha di recente denunciato che, in piena pandemia, la spesa militare nel bilancio dello Stato è prevista nel 2021 per quasi 25 miliardi di euro, con un incremento dell’8,1 per cento rispetto al 2020 (15,7 per cento rispetto al 2019). Per la prima volta in Italia la spesa per l’acquisto di nuovi sistemi d’armamenti supera i 7 miliardi di euro in un solo anno.

In Parlamento non riesce a concludersi il percorso legislativo per rendere più stringente l’attuazione dell’export delle armi italiane, evitando triangolazioni commerciali che consentono di fare arrivare le armi prodotte in Italia anche in zona di guerra, come mostrato e denunciato da tante organizzazioni internazionali.

Non è ancora stato preso in considerazione l’appello di tante associazioni, anche ecclesiali, enti locali e moltissimi cittadini perché l’Italia ratifichi il “Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari”, 

che peraltro il nostro paese non ha approvato nemmeno in occasione della sua adozione da parte di 122 paesi delle Nazioni Unite nel luglio 2017. Non solo, nella base di Ghedi si stanno ampliando le infrastrutture per i nuovi F35 (ognuno con costi superiori a 135 milioni di euro) in grado di trasportare nuovi ordigni nucleari ancora più potenti (i B61-12). È stata premiata come azienda attenta alla finanza etica e alla sostenibilità ambientale il Gruppo Leonardo, leader europeo nell’aerospazio, nella difesa e sicurezza, che lo scorso anno ha raggiunti 13,4 miliardi di ricavi, perché “ha redatto e approvato il primo bilancio integrato con risultati correlati all’Agenda Onu 2030”.

Siamo lontani dalla visione di un mondo che fondi il suo futuro su rispetto ambientale, pace, libertà, giustizia e fraternità. Cadono davvero nel vuoto le denunce e gli appelli di tante persone di buona volontà, con la forte voce di papa Francesco tra loro, perché non si sprechi questa crisi tornando ad un mondo diviso, inquinato, armato, ingiusto e violento. 

Facciamo nostra la denuncia del papa perché “nel pieno corso della pandemia non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari. Questo è lo scandalo di oggi”. Ed ancora la denuncia dell’immoralità non solo dell’uso ma anche solo del possesso delle armi atomiche, a Hiroshima il 24 novembre 2019. 

Ribadita sulla scia della dottrina della Chiesa a partire da papa Giovanni XXIII nella Pacem in terris, che denunciava che le armi uccidono già nella loro produzione sottraendo risorse ai poveri.

Occorre un impegno straordinario di tutte le persone di buona volontà in qualsiasi ambito operino, di qualsiasi fede e ideali siano, perché si sottragga il futuro a chi, cinicamente, utilizzando anche nuove formule come “transizione ecologica”, persegue finalità contrarie ad una ecologia integrale e aumenta la già insostenibile e immorale presenza di armi, anche di distruzione di massa. Occorre una nuova alleanza tra chi ama davvero la nostra Terra comune e i diritti umani universali perché le nuove generazioni possano vivere non solo in un ambiente più sano, ma anche più fraterno e nonviolento. Non si può aspettare, il tempo per agire è ora.



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