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La Chiesa missionaria sta sempre più prendendo consapevolezza che fare rete è l’azione-chiave per riuscire a camminare con più eloquenza lungo le strade del mondo. Occorre sentirci “Chiese locali in rete” che concretizzano questo dialogare attraverso la creazione di collaborazioni missionarie che travalichino i confini della diocesi stessa, a cominciare dai territori vicini.

Da diversi anni il nostro Cmd lavora in stretto contatto con gli altri Cmd della Toscana. L’organismo che ci riunisce è la Commissione regionale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione missionaria tra le Chiese. 

La Commissione ha iniziato la propria attività negli anni Novanta. In questi trent’anni è stata un riferimento importante, non solamente per i direttori di nuova nomina, ma per i Cmd toscani in genere, uno strumento per crescere insieme nel servizio alla Chiesa locale e nell’animare in senso missionario la pastorale ordinaria.

Proprio con questo obiettivo, venticinque anni fa, è stato ideato un primo programma comune. Ed è interessante vedere l’evoluzione degli obiettivi individuati e di quelli concretizzati secondo un approccio ormai assodato, ma che costituisce la base del cammino che stiamo percorrendo adesso. Dal tentativo di organizzare convegni regionali e campagne, all’impegno per la formazione di ogni cristiano e principalmente dei giovani alla mondialità e missionarietà, dalla diffusione di una nuova mentalità che porti progressivamente a nuovi stili di vita, al passaggio da un Ufficio Missionario alla formazione di un Cmd.

ESSERE COSCIENZA CRITICO-PROFETICA

Nelle stanze dell’antico convento dei Francescani Minori al Monte alle Croci, si sono tenuti i primi incontri che hanno portato all’elaborazione del Programma per l’animazione missionaria delle diocesi della Toscana per il quinquennio 1994-1999. Per dare priorità all’annuncio del Vangelo e ad una missionarietà a tutto campo si sono evidenziati alcuni punti: 

il vescovo è e deve essere “il principale propulsore ed animatore dell’attività missionaria ad intra e ad extra: noi siamo solo i suoi collaboratori”; 

ogni diocesi della Regione è indispensabile abbia un Centro missionario valido; oltre al direttore, deve essere dotato di un minimo di strutture (una piccola équipe, ufficio, telefono, fax ecc.); 

l’accento va posto sulla priorità dell’annunzio della Parola di Dio e sul passaggio “dall’assistenza (iniziative di carità per il Sud del mondo, pur sempre valide e importanti) a nuovi stili di vita (bilanci di giustizia, consumo critico, commercio equo e solidale ecc.)”.

Così, dal 2003 è partito un percorso formativo a tappe con l’intento di far evolvere i Cmd toscani in équipe fraterne e qualificate, portatrici e testimoni di spiritualità missionaria, capaci di riflettere, elaborare e proporre insieme, tra loro e con gli altri uffici pastorali, piste di rinnovamento missionario. I Cmd sono esortati a diventare coscienza critico-profetica nella Chiesa locale e nella società, in collaborazione con quanti si impegnano per un mondo fraterno, per la pace e la giustizia.

INTEGRARE I PERCORSI DELLA MISSIONARIETÀ

Nei diciotto anni di cammino formativo tante le sollecitazioni e le scelte individuate come prioritarie, come la necessità di “una particolare attenzione riservata alla presenza di preti e laici fidei donum, di religiose e religiosi in terra di missione, cercando di dar vita a nuove esperienze, che siano piccoli segni di missionarietà nelle nostre Chiese particolari e che ci permettano di donare quel poco che abbiamo, ma anche di attingere alla ricchezza spirituale e pastorale delle giovani Chiese”.

Con questi intenti la Commissione ultimamente ha imboccato un cammino più deciso che vuole sottoporre ai vescovi, primi responsabili della missionarietà nella loro chiesa. Una Chiesa che ha bisogno di essere animata, svegliata e rimotivata perché assuma la gioia di evangelizzare, cosciente di essere già stata inviata nel mondo.

Tra i percorsi principali individuati, l’interazione con gli altri uffici pastorali diocesani, in particolare con Caritas e Migrantes, poiché in molti approcci e in molte iniziative i programmi dei tre ambiti risultano intrecciati. 

Il convegno “Fatti della stessa pasta. Percorso di pastorale integrata tra CaritasMissio e Migrantes della Toscana” (2016) ha consentito un cammino di conoscenza reciproca attraverso la dinamica laboratoriale, ha fatto emergere la necessità di sperimentare nuove prassi per promuovere una vera pastorale d’insieme. Negli anni seguenti si è cercato di favorire l’incontro anche a livello diocesano oltre che regionale, invitando a condividere, integrare e sostenere le esperienze già esistenti, piuttosto che creare progetti ex-novo.

Importante occasione di lavoro comune è stato il Mese Missionario Straordinario indetto da papa Francesco: un percorso che ha coinvolto le diocesi di Lucca, Firenze, Livorno e Siena come ospitanti di eventi creativi e coinvolgenti strutturati nell’ambito della Commissione.

NUOVE PROSPETTIVE SI APRONO

L’anno scorso è stata lanciata la proposta per un percorso di riflessione sulla possibilità di iniziare una presenza missionaria fidei donum, condivisa da tutte le diocesi, sull’esempio dell’esperienza in Thailandia della Commissione Missionaria Regionale del Triveneto. I Cmd toscani hanno abbracciato con entusiasmo l’idea di approfondire la propria conoscenza al riguardo. 

Il dare la possibilità anche a piccole diocesi, non in grado di sostenere con le proprie forze la gestione di una missione, può ampliare la relazione e lo scambio tra Chiese locali e offrire la possibilità di poter vivere la ricchezza dell’esperienza missionaria. È stata, inoltre, apprezzata la possibilità di una positiva crescita che potrebbe avere la condivisione di un progetto comune di questo tipo.

C’è sempre bisogno di sognare il futuro per progettare, per fare rete, per costruire sinodalità e per camminare insieme nel presente.



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