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Turismo nei luoghi santi - Chiesa, Aids e preservativo

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Pubblichiamo una lettera aperta dei partecipanti al seminario sulla “cooperazione interreligiosa attraverso il turismo”. Poi un medico, di ritorno dal Ciad, difende con ragioni concrete l’opera della Chiesa contro l’Aids.

TURISMO NEI LUOGHI SANTI

Su invito dell’Ecot (Coalizione ecumenica per il turismo), dell’Atg (Alternative Tourism Group) e dell’associazione «Golan for Development», i rappresentanti di 14 Paesi si sono riuniti nell’ottobre scorso ad Alessandria d’Egitto per studiare il ruolo rappresentato dal turismo nel conflitto israelo-palestinese ed esaminare le alternative, in modo che il turismo possa contribuire ad una pace giusta e non perpetuare l’oppressione, l’ingiustizia, l’ineguaglianza economica.

Nel corso di questo incontro, abbiamo visto come la realtà della mondializzazione e le sue conseguenze per i più poveri dei poveri - «i dannati della terra» - siano state nascoste e occultate dalla retorica della «guerra contro il terrorismo». Il turismo rappresenta un settore economico considerevole di cui beneficia solo qualcuno a spese di molti altri soggetti, provocando consumi irresponsabili che violano spesso la vita e la dignità delle popolazioni che lo accolgono, e deteriora il loro ambiente. Questo è particolarmente vero nei Luoghi Santi nel contesto dell’occupazione illegale della Palestina.[…] Noi affermiamo che «un altro turismo è possibile»; per questo abbiamo formato 

un gruppo di lavoro con l’Ecot e l’Atg, al fine di promuovere, come alternativa reale, un turismo nella giustizia. Ciò verrà fatto incoraggiando incontri che possano aiutare a spezzare la cultura del silenzio, favorire la crescita di una coscienza politica nel visitatore e nel visitato, e contribuire così ad una pace giusta. Ci siamo anche impegnati a sfidare, trasformare il turismo di massa e i pellegrinaggi nei Luoghi Santi. Attraverso la Chiesa, i movimenti sociali e le istituzioni religiose, vogliamo denunciare il monopolio israeliano del turismo ed essere attivi affinché i benefici dello stesso ritornino equamente ai palestinesi.

Chiediamo ai gruppi religiosi e ad altre organizzazioni di informarsi sulla vita quotidiana dei palestinesi sotto occupazione, prima di effettuare un pellegrinaggio nei Luoghi Santi. I visitatori devono comprendere che non sono semplicemente dei visitatori di luoghi storici e religiosi, ma che incontreranno una popolazione che affronta delle difficoltà politiche e sociali reali. Vogliamo sottolineare l’importanza di inserire la Palestina nelle carte geografiche internazionali, e specialmente in tutte le nostre pubblicazioni. Vogliamo associare alla nostra iniziativa i gruppi regionali del Medio Oriente e chiedere alle organizzazioni nazionali e internazionali di unirsi a noi perché il turismo nei Luoghi Santi diventi un vero strumento di pace e giustizia.

I PARTECIPANTI, Alessandria, Egitto.


CHIESA, AIDS E PRESERVATIVO

Perché quando si parla di Chiesa e Aids, in pratica l’unico argomento a farla da padrone è il presunto divieto da parte della Chiesa ad utilizzare il preservativo? Da quando l’Aids è apparso, infatti, si sono moltiplicate le voci che attribuiscono al condom il potere assoluto di prevenzione del contagio; le stesse voci si scagliano contro la Chiesa che “vieta” l’uso del preservativo e quindi lascia morire milioni di persone. Ho vissuto per 6 anni in Ciad con la mia famiglia, come missionaria della Chiesa cattolica, e in quanto medico ho lavorato per un servizio della diocesi locale per l’accompagnamento e la cura dei malati di Aids. Innanzitutto mi sembra pretestuoso dire che la Chiesa “vieti” l’uso del preservativo. Quelle che vengono dal magistero sono indicazioni, di cui certo bisogna tener conto, ma che non possono entrare nel merito di ogni singola situazione personale, di cui è giudice solo la coscienza individuale. Di fatto, nella pratica quotidiana, credo che nessun africano si senta tanto influenzato da questi dibattiti; le scelte vengono compiute sulla base del senso comune o del passaparola. Semmai, quello contro cui si scaglia la Chiesa, e a ragione dal mio punto di vista, è l’uso irresponsabile dell’informazione sull’argomento. Se non si può tacere della possibilità del preservativo, non si può nemmeno tacere il fatto che non è un metodo sicuro al 100%. In Ciad, per esempio, per anni l’impostazione della prevenzione dell’Aids era tutta basata sull’assioma: usa il preservativo e sarai al sicuro. Questo non è vero, soprattutto quando il preservativo viene usato in un contesto di promiscuità sessuale e i preservativi sono venduti su banchetti esposti al sole tutto il giorno. Come a N’Djamena, dove ho vissuto e la temperatura, in alcune stagioni, raggiunge i 45-48° (60° al sole!). Il discorso della Chiesa sull’Aids tiene ad essere più ampio: a puntare cioè sulla dignità della persona umana tutta intera, fatta anche di un corpo. La Chiesa considera questa la sua prima missione e mira a far prendere coscienza di questa dignità.

La prevenzione dell’Aids passa anche per molti altri canali come la promozione del test volontario e anonimo, il counselling dei sieropositivi, il sostegno psicologico ma anche una facilitazione dell’accesso alle cure e un sostegno sociale per i malati e le famiglie, e perfino l’assistenza ai malati terminali. Tutto ciò richiede un lungo lavoro di formazione, di vicinanza, di contatto con la gente. In questi campi la Chiesa è spesso in prima linea, in Africa e altrove. Allora, quando si è tentati di stigmatizzare la Chiesa per certe posizioni della sua gerarchia, si tenga presente che essa non è fatta solo di magistero, ma per la stragrande maggioranza di persone che si confrontano giorno dopo giorno con le realtà più impegnative e che tentano di trovare risposte anche dove di risposte comode non ce ne sono.

EMANUELA SBRISCIA FIORETTI, Senigallia (Ancona).



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