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Come reagire “sull’orlo della catastrofe?”. È la domanda cui tenta di rispondere in questa lettera-riflessione Giuseppe Morotti, già piccolo fratello del Vangelo di Charles de Foucauld in Iran ai confini con l’Iraq. Una risposta che ci interpella tutti e si conclude con un coraggioso invito alla “sana pazzia” per scongiurare quella tragica della guerra.

SULL’ORLO DELLA CATASTROFE / CHE FARE?
GIUSEPPE MORTORI
BOLZANO, 23 SETTEMBRE 2024

Un recente servizio televisivo sui sempre più minacciosi conflitti in Medio Oriente titolava: “Sull‘orlo della catastrofe”. Mi ha fatto venire in mente l’I care di don Milani, che tradotto significa: è affar mio, mi sta a cuore, mi concerne, mi mobilita. Che io sia credente o un semplice essere umano. Mi è venuto in mente anche Dietrich Bonhoeffer: “Attendere inattivi e stare ottusamente alla finestra non sono atteggiamenti cristiani”. E ancora: “Non è fede quella che fugge dal mondo ma quella che resiste nel mondo e coraggiosamente resta fedele alla terra […]. Penso che i cristiani che osano stare sulla terra con un piede solo, staranno con un piede solo anche nel cielo”. Giunse perfino ad affermare: “Se un pazzo si sta lanciando sul marciapiede, come pastore io non posso limitarmi a benedire i morti e consolare i familiari. Se mi trovo in quel posto cercherò di saltare sull’automobile per prendere il volante di quel pazzo”.

Che fare in questo momento cruciale?

Nelle Chiese i nostri parroci, su invito di papa Francesco, ci convocano alla preghiera per la pace e fanno bene. Perfino la fisica quantistica ci fa capire quanto sia importante la preghiera in questa situazione tragica. Dato che l‘universo è costituito da un groviglio di quanti energetici interconnessi, anche un nostro semplice desiderio di bene, ci dicono gli scienziati, non può che inondare di scariche elettromagnetiche di bene non solo noi stessi ma tutti e tutto ciò che ci circonda. 

Oltre la preghiera, ci sono altre iniziative che potremmo fare nostre. Curare, per esempio, un’adeguata informazione, non limitandoci a vedere ogni giorno il solito canale televisivo o leggere il medesimo periodico; iniziare a comporre i conflitti nei nostri rapporti familiari, condominiali, parrocchiali, lavorativi, nella convinzione che non si risolvono mirando a una vittoria o umiliazione dell‘altro, ma solo attraverso dei buoni compromessi; partecipare attivamente a convegni o manifestazioni nonviolente in favore della pace e per la salvaguardia dei diritti umani; aderire con sollecitudine alle petizioni di firme che i nostri amici sempre più spesso ci inviano mediante il cellulare, in favore della pace, del disarmo e dei diritti umani; stare alle costole dei politici, che abbiamo contribuito ad eleggere, affinché si facciano portavoce delle istanze di pace; fare pressione in tutti i modi affinché, per esempio, si arrivi alla costituzione di una Onu che sia più autorevole e determinante.  

Ma tutto ciò non basta. Di fronte alla pazzia della guerra dobbiamo avere il coraggio di agire da pazzi facendo nostra un po’ di quella sana pazzia a cui ci ha abituati Gesù di Nazareth in grado di scuotere i detentori del potere politico e finanziario. A proposito mi viene in mente, anche per avervi partecipato, la pazzia di don Tonino Bello, quando si è recato in piena guerra a Sarajevo, lui malato di tumore, con 500 uomini e donne disarmati. Penso anche alla pazzia di Greta Thumberg, una ragazzina che dopo mesi di scioperi solitari ha dato vita al movimento Fridays for Future riuscendo a sensibilizzare l’opinione pubblica ai problemi ambientali. 

Vi confesso che quando la Russia minacciava di invadere l‘Ucraina, ho fatto un sogno: se fossi papa Francesco, mi recherei al confine ucraino per testimoniare ai russi e ai paesi direttamente o indirettamente coinvolti che se avessero rifiutato ogni compromesso e voluto a tutti i costi dare il via a una guerra fratricida, avrebbero dovuto passare sul mio cadavere. Tanto, morto un papa, per di più ottantenne, se ne sarebbe fatto un altro, risparmiando centinaia di migliaia di vite di uomini, donne e bambini.  

Di fronte alla pazzia di queste guerre non c‘è forse altra alternativa che la “sana pazzia” da parte nostra. Che cosa aspettiamo? Mettiamo in moto tutta la nostra immaginazione. 



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