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Solidarietà internazionale: Quale mission?

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Agli inizi degli anni ‘60, nell’arco di un decennio, si sviluppa in Italia un grande movimento di solidarietà internazionale verso il “prossimo lontano”, allora rappresentato dal Terzo Mondo in molti modi “defraudato”. Tale solidarietà si incarna in tre forme, grazie anche alla nuova sensibilità maturata nella Chiesa cattolica durante il Concilio Vaticano II: l’aiuto immediato e spontaneo, veicolato soprattutto attraverso l’avamposto missionario nei paesi in via di sviluppo; l’aiuto all’auto-aiuto con progetti economici o sociali dal basso; la cooperazione con soggetti autonomi e di pari livello, lavorando non più per loro ma con loro. Queste modalità di operare e di “pensare” sono tuttora largamente diffuse, nonostante la globalizzazione abbia messo fine ai blocchi e ridisegnato la mappa del mondo. Oggi, accanto alle tradizionali e storiche attività di cooperazione internazionale, occorre tener presente l’apporto dei paesi poveri in termini di capitale umano e di risorse che questo produce. I numeri stanno a dimostrare, per esempio, che i flussi migratori sono portatori di solidarietà e predicono una vera globalizzazione fattiva della solidarietà internazionale. Anche per questo l’Italia si è dotata di una nuova legislazione in materia di cooperazione, con l’obiettivo di costruire un nuovo sistema di cooperazione. Molte le novità nella struttura istituzionale, ma purtroppo non sono ancora effettive. È giunta l’ora che anche il mondo missionario e le stesse Ong rinfreschino e riattualizzino la loro “mission” di solidarietà internazionale.



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