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Giovani Fede LibroLa prima generazione incredula

Il libro di Armando Matteo – presbitero diocesano di Catanzaro e assistente nazionale della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana) –, La prima generazione incredula. Il difficile rapporto tra i giovani e la fede, si presenta sul panorama dell’editoria come un utile contributo per leggere ancora più in profondità il dibattito sull’emergenza educativa che da più parti viene evidenziata.

L’autore ritiene molto importante sottolineare l’esistenza di una vera e propria emergenza d’incredulità tra i giovani:

  • Perché in Chiesa di giovani se ne vedono sempre meno e spariscono anno dopo anno i gruppi giovanili?
  • Perché i ragazzi si dileguano dagli oratori appena diventano giovani?

La questione della fede dei giovani pone il problema del futuro per il cristianesimo e per la Chiesa, che nella sua relazione con i giovani pare incapace di prendersi efficacemente cura del mondo giovanile e di guardarlo in faccia con realismo! Tra i giovani, per don Armando, oggi non c’è più avversione per il fatto religioso, come nelle ideologie del Novecento. La cosa è più grave, oggi non c’è più interesse per l’evento religioso: potremmo dire che i giovani si sentono appartenenti al cristianesimo ma senza crederci in profondità e praticarlo con continuità!

L’autore segnala tre principali segni, evidenti nei giovani, di tutto ciò: ignoranza biblico-religiosa, scarsa partecipazione al post-cresima e disinvoltura nel disertare la messa.

Pregevole nel testo è l’analisi delle cause di questa deriva incredula dei giovani. La prima causa è il venir meno dell’anello famigliare: da oggi nascere e diventare cristiani sono due cose distinte; nessuno aiuta a sviluppare nel cuore dei giovani, oggi, le antenne per Dio! C’è poi un problema culturale nell’epoca della tecnica che pare schiacciare tutto nell’orizzontale e nel risolvibile sulla “potenza” degli scienziati o dei tecnici. Questa mentalità svuota i segni cristiani di senso, rivestendoli solo d’estetica o di commercialità!

L’analisi più drammatica riguarda le parrocchie, che si sono trasformate in luoghi di esercizio di una fede già presupposta idealisticamente e non, invece, realisticamente in luoghi che insegnino di nuovo a credere, visto che non c’è più nessuno che passa la fede: non siamo ancora nella nuova evangelizzazione! Originale è l’ultima causa di questo difficile rapporto tra giovani e fede, che don Armando vede nel risentimento del mondo adulto nei confronti dei giovani, che a sua volta produce un’invidia che uccide e toglie il futuro ai giovani. Togliere futuro vuol dire negare realizzazione e speranza per i giovani, così essi divengono lo specchio delle paure degli adulti! A chi lo approfondisce, il testo non risulta retorico o nichilista perché sa anzi tutto cogliere almeno tre potenzialità del mondo giovanile da cui ripartire e su cui proporre nuove soluzioni.

Oggi i giovani hanno molte più opportunità materiali e intellettuali, presentano una maggior apertura culturale, vista la fine delle ideologie, e da ultimo i giovani presentano una maggior capacità di dialogo. Nell’ultima parte del libro ci si chiede se ci sia ancora spazio per una profezia possibile. La risposta è naturalmente affermativa.

Infatti, l’autore offre alcune indicazioni pratiche per un agire ecclesiale che si riprenda cura della prima generazione incredula dell’Occidente. Tra queste segnaliamo il bisogno di ripartire dalla grammatica della fede, cioè dalla capacità pedagogica della Bibbia che rivela anzi tutto la libertà verso il comandamento dell’amore: la legge dell’amore che rende liberi è la novità cristiana, e oggi i giovani sono molto sensibili alla libertà! Si tratta poi di organizzare la presenza cristiana come l’incontro dei giovani con concreti cristianimodello e non solo con specifici ambiti d’attività.

È tempo di dieta nella e della Chiesa, provoca l’autore.

Il tema trattato dal libro è troppo importante per non essere studiato da parte di tutti quelli che hanno a cuore i giovani e il futuro della fede cristiana. Anche perché, come ripeteva il beato Giuseppe Tovini, laico cattolico bresciano, “i nostri figli senza la fede non saranno mai ricchi, ma con la fede non saranno mai poveri”.



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