Shema, Israel! - Ascolta, Chiesa!
"Ascolta, Israele” è la celebre professione di fede del Primo (Antico) Testamento, come richiamo di Dio al suo popolo. La prosperità, la pace, la felicità del popolo dipendono dall’ascolto della Parola di Dio. Ma Yahvé stesso è un Dio che ascolta. Ascolta il clamore del suo popolo oppresso dalla schiavitù, ascolta il grido di conversione dei profeti sensibili ai peccati del popolo, ascolta il richiamo degli umili, degli infermi e dei poveri.
Dio ascolta e risponde liberando e sanando.
Nel sovraccarico comunicativo del nostro tempo, permanentemente soggetto a bombardamenti mediatici, è difficile ascoltare in profondità. I vescovi del Concilio Vaticano II (1962-1965) sentirono l’urgenza di ascoltare l’umanità contemporanea, di leggere e interpretare i segni dei tempi. Papa Giovanni XXIII rivolse un appello a tutta la Chiesa perché ritornasse povera, capace di ascoltare i poveri ed essere “Chiesa dei poveri”.
I lavori conciliari e i documenti finali presero altre strade, ma la Chiesa latinoamericana, nel 1968 a Medellín (Colombia) e nel 1979 a Puebla (Messico), riprese l’intuizione profetica del “papa buono”. In un continente trafitto dall’ingiustizia e dalla violenza, fece l’opzione per i poveri e per la loro liberazione. Sono passati più di 40 anni e questa opzione si è abbastanza affievolita, riducendo la sua densità e visibilità, anche se povertà, ingiustizia e violenza non sono diminuite. Anzi hanno nuovi volti, nuove espressioni e manifestazioni.
Oggi la Chiesa latinoamericana deve ascoltare nuove voci, tanto al proprio interno quanto nella società: una liturgia più in sintonia con le ricche culture locali; un protagonismo maggiore dei laici e delle donne nella vita ecclesiale; un ripensamento dell’esercizio dell’autorità e del magistero; una revisione di molte definizioni morali (riguardanti la famiglia, gli orientamenti sessuali, i divorziati, ecc.); il ruolo e l’ecclesialità di certi nuovi movimenti cattolici; la relazione della Chiesa coi poveri e le strutture del potere politico ed economico; una maggior comunione ecumenica e interreligiosa; la presenza profetica nei problemi sociali e ambientali; il dialogo con le culture; il ruolo della teologia nella Chiesa e nella società; i ministeri nel servizio al Popolo di Dio; la priorità della fede (Parola di Dio, eucaristia, sacramenti, ecc.) rispetto alle leggi ecclesiastiche; il rapporto tra fede, scienza e tecnologia; l’incisività dell’evangelizzazione rispetto al fenomeno dell’ateismo.
Sono solo alcune delle nuove e complesse realtà che la Chiesa deve ascoltare. L’ascolto obbliga al discernimento e a risposte più agili, misericordiose e pastoralmente percorribili, oltre che biblicamente e teologicamente fondate.
Sento che le attuali strutture di decisione, nella Chiesa, mancano di agilità e di discernimento serio.
Considerando che ogni Chiesa locale (diocesi) ha tutti gli elementi per vivere pienamente la sua ecclesialità (Parola de Dio, comunità cristiane, sacramenti, eucaristia, magistero, ministeri, organizzazioni e strutture pastorali, ecc.), in comunione con la Chiesa universale, mi domando: sarà mai possibile che essa (Chiesa locale) prenda decisioni pastorali proprie, ascoltando la realtà dove vive, sui temi sopra elencati? Qual’è il ruolo del magistero locale (vescovo, consiglio pastorale, economico, ecc.) e del magistero universale (papa, conferenze episcopali, dicasteri vaticani, ecc.)? Sarà necessario un nuovo Concilio per una nuova Pentecoste nella Chiesa, in cui le varie componenti del Popolo di Dio (laici, religiosi e religiose, diaconi, presbiteri, vescovi, papa) partecipino al discernimento e assumano decisioni ecclesiali?
Saper ascoltare il mondo e le culture postmoderne, in cui non mancano certamente i segni del male e del peccato, ma ci sono anche molti “semi del Verbo”, ci dovrebbe aprire a strutture, dinamismi e decisioni, stili di vita più caratterizzati da partecipazione e comunione nella diversità rispetto a strutture e stili di altri tempi e di altre culture, che ancora pesano (forse troppo) sulla nostra amata Chiesa,
per renderla più profetica e missionaria, come Gesù Cristo l’ha sognata, vissuta e orientata per rendere presente il regno di Dio.
Aysén (Cile), 17 novembre 2012.






