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Se un immigrato entra nel nostro sistema lavorativo

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Robert Wright ha proposto un’interessante interpretazione del progresso umano sulla base della teoria matematica dei giochi. Dicono i matematici che ci sono due tipi di giochi: quelli “a somma zero” e quelli “a somma non-zero”.

Sono a somma zero quelli in cui la partita ammette solo un vincitore e uno sconfitto. Accade così, ad esempio, se gioco a tennis con un avversario. Se vinco io, lui perde e viceversa. Ma, dice Wright, esistono anche giochi “a somma non-zero”; in questi la vittoria di un giocatore favorisce una parallela vittoria dell’altro. Supponiamo, ad esempio, di essere di fronte a una crisi economica, a un periodo di recessione; e consideriamo questa crisi una sfida che sollecita i diversi giocatori a trovare risposte vincenti, che facciano superare l’impasse.

La crisi è complessa e mette in campo diverse strategie: il governo deve favorire la ripresa economica incentivando l’innovazione, l’imprenditorialità, l’occupazione; il sistema bancario inventerà una politica di prestiti che permetta una ripresa degli investimenti o l’accensione di mutui per la casa che faccia ripartire l’edilizia; i sindacati saranno preoccupati di difendere i posti di lavoro e favorire le aziende che non prevedono licenziamenti; gli industriali debbono inventare nuove linee di produzione che sappiano rispondere ai bisogni o desideri del mercato; i giornalisti saranno sfidati a far conoscere i dati reali che permettono di analizzare correttamente la situazione. T

utto questo complesso di sfide e di risposte può essere analizzato come un “gioco a somma non-zero”. Di fatto, se il governo riesce a vincere la sfida politica che la crisi rappresenta, probabilmente gli industriali riusciranno a investire con profitto; e i sindacati difenderanno con maggiore successo l’occupazione; e le banche…

Insomma, la vittoria di un giocatore favorisce la vittoria degli altri; e la sconfitta di un giocatore rende più difficile la sfida per gli altri.

Nel tessuto complesso della società si giocano molte partite che appaiono giochi a somma zero; basta pensare all’importanza della concorrenza nel sistema di mercato. E dalla concorrenza – se è corretta e quindi non alterata da monopoli occulti – può venire un incentivo alla creatività, al controllo dei prezzi; possono essere meglio identificati ed eliminati i punti morti che pesano e appesantiscono tutto il sistema economico. Nella concorrenza ci giochiamo fette del mercato: se riesco a conquistarle io, ne sarai escluso tu. Ma rimane vero che il sistema globale è un sistema “a somma non-zero”; e che quindi la buona riuscita di qualcuno favorisce il successo parallelo di altri. Riuscire a pensare secondo questa logica è una specie di conversione mentale che apre nuovi orizzonti e modi di immaginare e costruire il futuro.

Ospitiamo in Italia lavoratori che provengono da altri paesi. Nei rapporti che vengono a crearsi tra loro e noi, c’è naturalmente un aspetto di concorrenza: i posti di lavoro occupati da stranieri non sono occupabili da italiani. Ma questa ovvia considerazione, se si ferma qui, è miope perché non tiene conto del sistema ben più ampio della vita economica. Se un immigrato entra nel sistema lavorativo, c’è un nuovo “consumatore”, un nuovo contribuente che permette il pagamento delle pensioni e quindi un nuovo consumo da parte di anziani, e così via. Si verifica una possibilità di allargamento del mercato e quindi della produzione e dell’occupazione.

Mi rendo conto che faccio affermazioni approssimative; per essere seri, bisognerebbe lavorare su dati e numeri, su analisi di funzioni e sui rapporti tra funzioni diverse. Ma l’idea dei giochi “a somma non-zero” mi sembra degna di attenzione. Perché viene spontanea l’analisi del dinamismo sociale come contrapposizione di forze; viene meno spontaneo il riconoscimento che il progresso dell’umanità attraverso i secoli è stato reso possibile dalla cooperazione di molti. È stata una collaborazione spesse volte inconsapevole ma reale e solo questo intreccio delle attività, delle idee, delle invenzioni ha permesso di erigere un edificio così ricco e complesso come è la vita moderna.

Insomma, forse ci sono nuovi motivi per dare ragione a Sallustio: “Con la concordia le cose piccole diventano grandi; con la discordia anche quelle grandissime vanno in rovina”.



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