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Fondatore delle Missionarie di Maria-Saveriane

Giacomo Spagnolo LibroCome tanti abitanti di Rotzo, sull’Altopiano di Asiago, Matteo Spagnolo lasciò il suo paese nel 1924. Se ne andò in Australia, anche se il suo cuore rimase sempre a Rotzo, dove aveva lasciato la moglie e i figli. Il suo primogenito l’aveva lasciato a Vicenza, nella casa dei Missionari Saveriani, dove era entrato a 11 anni, un anno prima della sua partenza. Il giovane Giacomo aveva tutto per riuscire nella vita religiosa-missionaria: un’intelligenza acuta, un’intensa vita spirituale, il largo sorriso e la signorilità del tratto.

Subito dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta a Parma nel 1934, P. Giacomo fu inviato a Roma per continuare gli studi, dove ottenne la laurea in missiologia summa cum laude presso l’Ateneo Urbano. Nel luglio 1940 rientrò nella Casa Madre di Parma, che divenne la sua residenza abituale.

Fu qui che, nominato rettore della teologia dei saveriani, all’approssimarsi della Pasqua del 1944 inviò, come di consueto, un biglietto augurale a tutti gli amici e benefattori dell’Istituto, tra i quali figurava la professoressa Celestina Bottego, secondogenita di Giambattista, fratello del capitano ed esploratore Vittorio Bottego. A lei, a differenza degli altri benefattori, inviò una cartolina raffigurante il crocefisso di Diego Velásquez, sul cui retro scrisse una sola parola: “Tutto”.

Nata nel 1895 in America da padre italiano e madre di origini irlandesi, nel 1910 Celestina si era trasferita in Italia, a Parma, nella villa dei nonni paterni. Insegnante di inglese presso le Scuole di Parma e l’Istituto saveriano, viveva il suo impegno cristiano come oblata benedettina, a servizio dei poveri della città. È a lei che nel 1943 Padre Spagnolo si rivolse per realizzare il progetto di fondazione della nuova Famiglia missionaria, già vagheggiata dal Beato Guido M. Conforti, come ramo femminile dei Missionari Saveriani.

L’iniziale esitazione di Celestina fu vinta da quel “Tutto”, espressione di una radicalità di vita a cui Celestina Bottego, nonostante l’età, non si sottrasse. Quando, nel 1944, in piena seconda guerra mondiale, gli studenti saveriani si rifugiarono presso “La Provvidenza” di Capriglio (Pr), anche la signorina Bottego, che aveva avuto la casa occupata dall’esercito tedesco, si trasferì sull’Appennino parmense. Qui il 24 maggio 1944, durante un corso di esercizi spirituali diretto da Padre Spagnolo, sciolse le sue riserve e disse il suo “”.

Così le Missionarie di Maria trovarono la loro fondatrice, Madre Celestina!

L’anno seguente, il 19 luglio 1945, arrivò a Parma Teresa Danieli, la prima sorella saveriana, che permise a Madre Celestina di dar inizio alla comunità delle Missionarie di Maria. A Teresa Danieli, ben presto si unirono altre giovani e il 7 agosto 1954, a Petersham, negli Stati Uniti, Madre Celestina e Rosetta Serra poterono dar vita alla prima comunità delle Missionarie di Maria-Saveriane all’estero. Il 2 luglio 1955 il Vescovo di Parma eresse la Società Missionaria di Maria in Congregazione religiosa di diritto diocesano e il 10 settembre 1956, il Capitolo generale dei Saveriani si dichiarò favorevole all’aggregazione spirituale della Società Missionaria di Maria (Saveriane) alla Pia Società di S. Francesco Saverio per le Missioni Estere (Saveriani) che veniva così riconosciuta come ramo femminile dei Missionari Saveriani.

La giovane Congregazione si estese rapidamente: nel 1957 al Brasile, nel 1959 al Giappone, nel 1960 al Congo (RD). Nella vita di P. Giacomo e di Madre Celestina non mancarono prove e momenti difficili. Maria De Giorgi, come scrive Padre Gabriele Ferrari nella prefazione del libro, non ha “avuto paura di sollevare il velo su una stagione delicata e difficile della storia delle Missionarie di Maria e della missione di Padre Spagnolo, ma lo ha fatto con rispetto per le persone che hanno vissuto quella vicenda e che sono ancora viventi” (p. 12).

Tra i meriti di questa biografia due sono particolarmente importanti. Innanzitutto, l’Autrice ha saputo collocare le vicende della vita di Padre Giacomo Spagnolo, e della Congregazione da lui fondata, nel loro contesto storico e culturale (le due guerre mondiali, il Concilio Vaticano II) così da inserirle in modo convincente e avvincente nella storia del secolo XX. Inoltre, attraverso queste vicende, essa mette felicemente in primo piano lo svolgersi dell’itinerario spirituale di Padre Giacomo.

Ne emerge una figura straordinariamente ricca di pensiero teologico e, soprattutto, di una raffinata spiritualità missionaria.

La vita del padre Giacomo Spagnolo diventa così in qualche modo un testo di teologia e di spiritualità della missione, scritto con il linguaggio vivo del racconto e arricchito dal valore di una testimonianza vissuta.



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